domenica 24 aprile 2016
venerdì 22 aprile 2016
Da stasera al San Babila: Francesco Branchetti dirige Medea con Barbara De Rossi
Dirigere Medea oggi:
il regista e attore Francesco Branchetti
spiega l’attualità dei classici
Francesco Branchetti, attore e regista, porta in scena, al Teatro San Babila di Milano, dal 22 aprile al 1 maggio, la drammatica storia di Medea nella versione di Jean Anouilh, uno dei più grandi autori del teatro francese del Novecento, nella traduzione di Giulio Cesare Castello.
Branchetti racconta: «da tempo avevo il sogno e il progetto di portare in scena Medea, poiché secondo me è un’occasione per proporre al pubblico contemporaneo l’indagine psicologica di Anouilh dei personaggi che dal mito classico di Euripide arrivano fino a noi. Quando abbiamo debuttato nella splendida cornice del Teatro Romano di Ostia antica abbiamo percepito l’emozione che il dramma di Medea - tradita da Giasone e matricida dei propri figli per punirlo – suscita negli spettatori. Il mito di Medea è intramontabile, oltre ad Euripide ed Anouilh, ne hanno parlato scrittori e poeti di ogni epoca, così sognavo di portarlo in scena da tempo. Quando Barbara De Rossi ha aderito al mio progetto, ho potuto realizzare il mio desiderio, dato che la Medea di Anouilh aveva avuto un unico allestimento di rilievo nel 1966 con la regia di Giancarlo Menotti e con protagonista Anna Magnani. Barbara De Rossi, che è tornata in teatro proprio per questo spettacolo, è l’interprete giusta sia dal punto di vista tecnico sia per il pathos che suscita, infatti è una attrice di grande generosità che lavora con irripetibile dedizione e impegno.»
La vicenda di Medea, che uccide i suoi figli per vendicarsi di Giasone (interpretato dallo stesso Branchetti), che sta per sposare la giovane Glauce, è ancora oggi tragicamente attuale nelle tante storie di matricidi: «il pubblico infatti rimane molto colpito – prosegue il regista - da quanto un testo di origine classica proponga una vicenda dei nostri giorni, così che il teatro diviene specchio dei tempi. Le musiche, pensate appositamente per lo spettacolo dal maestro Pino Cangialosi contribuiscono a mantenere la tensione e ad evocare i sentimenti estremi di Medea.» Ar. C.
lunedì 18 aprile 2016
Dal 22 aprile al 1 maggio, Barbara De Rossi è Medea al San Babila
Al Teatro San Babila di Milano dal 22 aprile al 1 maggio, l’attrice cinematografica e televisiva Barbara De Rossi che torna in teatro, da cui mancava dal 1996 quando aveva recitato con Marco Columbro in L’anatra all’arancia, una commedia brillante.
Spiega la sua decisione di ritornare in teatro con una tragedia di matrice classica: «Medea nella versione di Jean Anouilh, è una donna molto moderna con un linguaggio efficace; ha una potenza tragica e drammatica fortissima con una grande possibilità espressiva, motivi per i quali ho scelto questo personaggio. Jean Anouilh è un autore del Novecento che ha riscritto il mito classico con un linguaggio moderno: io considero Medea una donna che ha vissuto un amore sbagliato, totale, assoluto, oltre ogni immaginazione. Medea uccide per Giasone, ma poi viene ripudiata poiché per interessi di stato Giasone deve sposare un’altra. Nella mia interpretazione metto in luce il senso di rifiuto che prova e quindi la sua sofferenza e la sua solitudine, finché non arriva a progettare il terribile piano di uccidere i suoi figli per punire l’amato. Nella regia di Branchetti esplode in modo forte la volontà di vendetta e appaiono evidenti le arti magiche che la donna tradita vuole utilizzare per vendicarsi. Medea è un personaggio feroce, forte che affronta il male con disperazione e rabbia.»
Barbara De Rossi ha interpretato numerosi sceneggiati televisivi tra cui Storia d'amore e d'amicizia di Franco Rossi, e la Piovra diretta da Damiano Damiani con Michele Placido e ha recitato in moltissimi film, tra cui Così come sei e La cicala con la regia di Alberto Lattuada, si è esibita anche nei reality come Notti sul ghiaccio e Ballando con le stelle. Dice: «la televisione è sempre una forma di intrattenimento gradito al pubblico, anche se ci sono fiction belle e altre meno belle, ho provato anche quei reality in cui ho potuto mettermi alla prova o imparare qualcosa, come Ballando con le stelle poiché saper muovere bene il corpo è importante per un’attrice, ma anche Notti sul ghiaccio è stata una sfida che mi ha lasciato qualcosa. Ultimamente ho partecipato a sei corti che raccontano l’abbandono, la serie si intitola Dirsi addio e sarà tra poco nelle sale; inoltre mi rivedrete in Il bello delle donne e in Amore criminale, ma per il momento, l’adrenalina che mi trasmette il pubblico teatrale mi dà molte emozioni. Infatti in tv e al cinema alle donne di cinquanta e cinquantacinque anni vengono offerti solo ruoli stereotipati, viene dato poco spazio alle donne che hanno già maturato un’esperienza, questo è avvilente, invece nel teatro ci vengono affidati ruoli molteplici.» Ar. C.
sabato 9 aprile 2016
"Ciò che vide il maggiordomo" tra l’ironia di Wilde e il vaudeville di Feydeau
Dopo il debutto di ieri della Compagnia Teatro San Babila in Ciò che vide il maggiordomo di Joe Orton, con la regia di Marco Vaccari, in scena fino al 17 aprile, Enzo Giraldo, attore teatrale, televisivo e
cinematografico, presentatore, si racconta.

Giraldo intrepreta il Dottor Prentice che nel suo studio psichiatrico vede sfilare una serie di divertenti personaggi: un’apprendista segretaria (Gloria Anselmi), la moglie nevrotica (Sonia Grandis), un ispettore sanitario (Francesco Parise), un maldestro fattorino d’albergo (Daniele Crasti), un poliziotto che indaga sulle stranezze della clinica (Gianni Lamanna).
Diplomatosi all’Accademia dei Filodrammatici e storico
collaboratore del Teatro San Babila, Enzo Giraldo aveva già interpretato lo stesso ruolo nel
primo allestimento della pièce diretto
da Vaccari diciotto. Spiega quindi la comicità del drammaturgo inglese Orton, un
autore “arrabbiato” che compisce il pubblico con le sue commedie “nere”: «Orton
propone un teatro divertente, ma aggressivo, diverso dalla drammaturgia
classica italiana, infatti è stato poco rappresentato dalle grandi compagnie in
Italia. La sua comicità è a metà tra l’ironia di Oscar Wilde e il vaudeville di Feydeau, ma contiene la
rabbia degli anni ‘60 mossa dalla coscienza molto forte dei giovani che animeranno
la contestazione del ‘68. Orton mantiene l’effetto paradossale della situazione
che propone con scambi di identità, equivoci, finalizzati a illustrare la non
normalità; infatti viene messa in discussione la mentalità borghese della quale
vengono rovesciati i punti di vista tradizionali.»

Giraldo sottolinea anche l’utilità di mettersi in discussione nella società contemporanea di oggi, seguendo il suggerimento della scrittura di Orton: «Oggi siamo abituati a un pensiero comune, evidenziato dai social in cui si deve apparire a tutti i costi con un pensiero omologato, evidenziato da chi urla più forte; invece Orton offre la possibilità di un pensiero diverso, più autonomo: nel nostro spettacolo attraverso una agnizione finale dei personaggi, che ricompongono il nucleo della famiglia tradizionale ma dopo averne contestato e distrutto i luoghi comuni, si ricompone l’equilibrio. Cambiare punto di vista diviene così un’operazione aperta, illuminante che aiuta e alla fine tranquillizza lo spettatore, mostra che alla fine la famiglia, dopo essersi messa in discussione, ritorna, con più efficacia, ad essere parte fondamentale della nostra società.»
Giraldo, cha ha lavorato con molti registi e
attori - tra i quali Dario Fo &
Franca Rame, Andrèe Ruth Shammah, Franco Parenti, Peppino Patroni-Griffi,
Mariano Rigillo, Vittorio Caprioli, Ilaria Occhini e Valeria Moriconi - racconta
come è nata la sua passione per lo spettacolo: «dopo gli studi superiori, ho lavorato
in radio in Veneto dove abitavo, poi ho iniziato un percorso di attore,
seguendo alcuni laboratori teatrali con Marco Paolini, attore già allora di grande
energia e di forte volontà che sondava nuovi modi di fare teatro prima con il
corpo poi attraverso il teatro di narrazione; poi ho lavorato con alcune compagnie
amatoriali e mi sono diplomato all’Accademia dei Filodrammatici e dall’84
faccio questo mestiere nelle varie forme: teatro, televisione, cinema. Lavoro
con la voce, faccio formazione con le aziende sono un presentatore, utilizzo
anche molto il microfono, sperimentando così modalità interpretative
differenti. Formarsi in una scuola di teatro come l’Accademia dei
Filodrammatici, che esiste da più di duecento anni, è stato fondamentale, mi ha
dato molto, sia come uomo sia come professionista. Per fare questo mestiere la
curiosità e l’umiltà sono fondamentali, ti devi mettere in ascolto con un
atteggiamento non arrogante, aperto ai cambiamenti e alle meravigliose suggestioni
di questo affascinante mestiere.» Ar.C.sabato 2 aprile 2016
Andrea Schiavi, aiuto regista di Marco Vaccari presenta lo spettacolo
A pochi giorni dal debutto dell'8 aprile, Andrea Schiavi, storico collaboratore del Teatro San Babila e aiuto regista di Marco Vaccari per Ciò che vide il maggiordomo presenta lo spettacolo:
Cliccate su la comicità secondo Orton
Ascoltate il racconto della sua esperienza al San Babila: io e il San Babila
venerdì 25 marzo 2016
Il video della Compagnia Teatro San Babila -debutto 8 aprile -
La Compagnia Teatro San Babila vi invita a teatro dall'8 al 17 aprile con CIÒ CHE VIDE IL MAGGIORDOMO di Joe Orton con la regia di Marco Vaccari.
Guarda il video, cliccando su: Vi aspettiamo a teatro
domenica 20 marzo 2016
Dall'8 al 17 aprile la nuova produzione del Teatro San Babila - le videointerviste -
La Compagnia Teatro San Babila
debutta l'8 aprile in CIÒ CHE VIDE IL MAGGIORDOMO di Joe Orton
con la regia Marco Vaccari.
In anteprima, le video interviste realizzate durante le prove agli attori della commedia Ciò che vide il maggiordomo. La commedia è ambientata in un ospedale psichiatrico in cui si intrecciano le vicende di sei
personaggi alla ricerca della propria identità tra divertenti sketch e colpi di scena. La regia è di Marco Vaccari, direttore artistico del Teatro San Babila.
Di seguito i protagonisti e le loro autopresentazioni:
Di seguito i protagonisti e le loro autopresentazioni:
Chi è il Dottor Prentice ?
Geraldine Barclay GLORIA ANSELMI, una giovane segretaria e Nicholas Beckett DANIELE CRASTI

Le loro videointerviste: dal palco durante le prove ci presentiamo
I segreti della signora Prentice: Sonia Grandis
Dottor Rance ENZO GIRALDO, il supervisore del ministero mandato a controllare l’operato del collega psichiatraGuardate la videointervista: Enzo Giraldo
La sua autopresentazione: La polizia indaga
mercoledì 16 marzo 2016
I video di Corrado Tedeschi protagonista di Volpone fino al 20 marzo
L'attore Corrado Tedeschi in scena al Teatro San Babila fino al 20 marzo presenta Volpone.
Guarda i video realizzati sul palcoscenico poco prima della messinscena, cliccando su:
Vi aspetto in teatro
I costumi di Volpone
L'attualità di Volpone
giovedì 10 marzo 2016
Corrado Tedeschi al Teatro San Babila dall'11 al 20 marzo
Corrado
Tedeschi: dal teatro alla televisione e viceversa
In scena al Teatro San Babila di Milano dall’11 al 20
marzo, l’attore e conduttore televisivo Corrado
Tedeschi in Volpone di Ben Jonson, con
la regia di Cristiano Roccamo, una divertente commedia degli equivoci di
ispirazione plautina, tesa a denunciare i malcostumi della società.
«Mi ha molto colpito l’attualità di un testo scritto
all’inizio del 1600 che denuncia l’avidità delle persone che per denaro sono
disposte a tutto, a vendere la propria moglie o a comprarla - dice Corrado Tedeschi - Il mio personaggio, Volpone, con l’aiuto del suo
servo Mosca (Mimmo Padrone) finge di essere in punto di morte, così molti, i
suoi probabili futuri eredi, si precipitano a portargli doni per ingraziarselo,
ma sperando che muoia presto per ereditare i suoi beni. Arrivano così Voltore (Jacopo
Costantini), Corbaccio (Mauro Eusti) e Corvino (Massimo Boncompagni) tra loro tramano
per avere la meglio gli uni sugli altri. I riferimenti alla cupidigia dei nostri
giorni sono moltissimi, così io alla fine dello spettacolo, mi intrattengo con
il pubblico e dico “avete visto che gente misera nel 1600: avvocati che fanno
condannare uomini ingiustamente, uomini che comprano e vendono donne, per fortuna
oggi non ci sono più queste miserie!” Il pubblico ride e, divertendosi, si
sofferma a riflettere su come cambino i tempi, ma i vizi degli uomini siano sempre
gli stessi!»
Corrado Tedeschi, oltre che alla televisione, si
dedica con passione al teatro, suo grande interesse da quando ha iniziato la
sua carriera nello spettacolo, all’accademia del Teatro Stabile di Genova. Spesso
recita in teatro come nel recente monologo L’uomo
che amava le donne, mentre ora con Volpone
recita in una commedia da lui definita “corale”. Prosegue Tedeschi a sottolineare
come il teatro sia sempre stato importante nella sua vita: «Mi piace alternare
tv e teatro; ho sostenuto il mio primo provino davanti al grande Luigi
Squarzina allo Stabile di Genova, con il rischiosissimo monologo di Marcantonio,
(dal Giulio Cesare di Shakespeare): me lo ha fatto ripetere due o tre volte, e
poi mi ha scritturato. La televisione soprattutto mi ha dato tanta popolarità e
quando chi mi riconosce, viene a vedermi a teatro, mi rende contento perché sono
canali comunicanti. Amo il pubblico di
Milano e sono stato tante volte al Teatro San Babila e ora con la nuova gestione di ragazzi bravissimi, sono sicuro che tornerà
allo splendore del passato. Ar.C.
mercoledì 24 febbraio 2016
Barbara De Rossi al San Babila con Medea di Anouilh dal 22 aprile 2016 al 1 maggio
Ritorna in scena al Teatro San Babila di Milano dal 22 aprile al 1 maggio, l’attrice cinematografica e televisiva Barbara De Rossi che torna in teatro, da cui mancava dal 1996 quando aveva recitato con Marco Columbro in L’anatra all’arancia, una commedia brillante.
Spiega la sua decisione di ritornare in teatro con una
tragedia di matrice classica: «Medea nella versione di Jean Anouilh, è una
donna molto moderna con un linguaggio efficace; ha una potenza tragica e
drammatica fortissima con una grande possibilità espressiva, motivi per i quali
ho scelto questo personaggio. Jean Anouilh è un autore del Novecento che ha
riscritto il mito classico con un linguaggio moderno: io considero Medea una
donna che ha vissuto un amore sbagliato, totale, assoluto, oltre ogni
immaginazione. Medea uccide per Giasone, ma poi viene ripudiata poiché per
interessi di stato Giasone deve sposare un’altra. Nella mia interpretazione
metto in luce il senso di rifiuto che prova e quindi la sua sofferenza e la sua
solitudine, finché non arriva a progettare il terribile piano di uccidere i
suoi figli per punire l’amato. Nella
regia di Branchetti esplode in modo forte la volontà di vendetta e appaiono
evidenti le arti magiche che la donna tradita vuole utilizzare per vendicarsi. Medea
è un personaggio feroce, forte che affronta il male con disperazione e rabbia.»
Barbara De Rossi ha interpretato numerosi sceneggiati
televisivi tra cui Storia d'amore e
d'amicizia di Franco Rossi, e la Piovra
diretta da Damiano Damiani con Michele Placido e ha recitato in moltissimi film,
tra cui Così come sei e La cicala con la regia di Alberto
Lattuada, si è esibita anche nei reality come Notti sul ghiaccio e Ballando
con le stelle. Dice: «la televisione è sempre una forma di intrattenimento
gradito al pubblico, anche se ci sono fiction belle e altre meno belle, ho
provato anche quei reality in cui ho potuto mettermi alla prova o imparare
qualcosa, come Ballando con le stelle
poiché saper muovere bene il corpo è importante per un’attrice, ma anche Notti sul ghiaccio è stata una sfida che
mi ha lasciato qualcosa. Ultimamente ho partecipato a sei corti che raccontano
l’abbandono, la serie si intitola Dirsi
addio e sarà tra poco nelle sale; inoltre mi rivedrete in Il bello delle donne e in Amore criminale, ma per il momento, l’adrenalina
che mi trasmette il pubblico teatrale mi dà molte emozioni. Infatti
in tv e al cinema alle donne di cinquanta e cinquantacinque anni vengono
offerti solo ruoli stereotipati, viene dato poco spazio alle donne che hanno
già maturato un’esperienza, questo è avvilente, invece nel teatro ci vengono
affidati ruoli molteplici.» Ar. C.
Medea in scena dal 22 aprile al 1 maggio 2016
Dirigere
Medea oggi:
il regista e autore Francesco Branchetti
spiega l’attualità dei
classici
Francesco Branchetti, attore e regista, porta in scena, al
Teatro San Babila di Milano, dal 22 aprile al 1 maggio, la drammatica storia di Medea nella versione di
Jean Anouilh, uno dei più grandi autori del teatro francese del Novecento, nella
traduzione di Giulio Cesare Castello.
Branchetti racconta: «da tempo avevo il sogno e il progetto
di portare in scena Medea, poiché secondo me è un’occasione per proporre al pubblico
contemporaneo l’indagine psicologica di Anouilh dei personaggi che dal mito
classico di Euripide arrivano fino a noi. Quando abbiamo debuttato nella
splendida cornice del Teatro Romano di Ostia antica abbiamo percepito l’emozione
che il dramma di Medea - tradita da Giasone e matricida dei propri figli per punirlo
– suscita negli spettatori. Il mito di Medea è intramontabile, oltre ad
Euripide ed Anouilh, ne hanno parlato scrittori e poeti di ogni epoca, così
sognavo di portarlo in scena da tempo. Quando Barbara De Rossi ha aderito al
mio progetto, ho potuto realizzare il mio desiderio, dato che la Medea di Anouilh
aveva avuto un unico allestimento di rilievo nel 1966 con la regia di Giancarlo
Menotti e con protagonista Anna Magnani. Barbara De Rossi, che è tornata in teatro
proprio per questo spettacolo, è l’interprete giusta sia dal punto di vista
tecnico sia per il pathos che
suscita, infatti è una attrice di grande generosità che lavora con irripetibile
dedizione e impegno.»
La vicenda di Medea, che uccide i suoi figli per vendicarsi
di Giasone (interpretato dallo stesso Branchetti), che sta per sposare la
giovane Glauce, è ancora oggi tragicamente attuale nelle tante storie di
matricidi: «il pubblico infatti rimane molto colpito – prosegue il regista - da
quanto un testo di origine classica proponga una vicenda dei nostri giorni,
così che il teatro diviene specchio dei tempi. Le musiche, pensate
appositamente per lo spettacolo dal maestro Pino Cangialosi contribuiscono a
mantenere la tensione e ad evocare i sentimenti estremi di Medea.» Ar. C.
venerdì 12 febbraio 2016
Andrea Roncato alla ricerca di nuove sfide
Andrea Roncato, noto anche per il celebre duo comico Gigi e Andrea, ideato con Gigi Sammarchi - che ha appena recitato al San Babila in Toccata e fuga con la regia di Marco Vaccari - si è cimentato in televisione, cinema, teatro in ruoli comici, ma rivelando anche intonazioni inaspettatamente drammatiche in Il cuore grande delle ragazze, e nel film tv Un matrimonio, grazie al regista Pupi Avati.
Al Teatro
San Babila, dal 12 al 21 febbraio, in Il
marito di mio figlio scritto e diretto da Daniele Falleri, interpreta un
padre che scopre che suo figlio vuole sposare un uomo. Spiega Andrea: «la commedia
è molto carina e intelligente, l’avevo già interpretata quattro anni fa, era un
testo molto avanti nel tempo, e ora la ripropongo con un nuovo cast. Interpreto
un padre omofobo, che prima osteggia la scelta del figlio di sposare un uomo,
poi alla fine capisce il sentimento sincero che lega i due ragazzi. Non vuole
essere una commedia politica, né un manifesto gay, ma vuole illustrare la situazione
che stiamo vivendo adesso, con un pizzico di romanticismo e con una forte
comicità. Gli attori del cast sono tutti molto bravi: Eva Grimaldi, Pietro De
Silva - il vero comico - Pia Engleberth,
Ludovico Fremont, la giovane Roberta Garzia, Andrea Standardi.»
Andrea
Roncato si divide tra teatro, tv e cinema: «mi piace recitare in teatro, faccio
serate con Gigi e poi per me scelgo commedie di autori contemporanei, per
cambiare ruolo, e dimensione; tra poco tornerò a lavorare con Pupi Avati. È
importante per noi attori comici interpretare parti diverse, non essere sempre
uguali a noi stessi, altrimenti rischi di diventare ripetitivo, non puoi a
sessant’anni interpretare ancora al cinema quello che rincorre in spiaggia le
ragazzine! Devi adeguare i ruoli alla tua crescita personale e ai tuoi
cambiamenti fisici e caratteriali. Io ho vissuto anche l’epoca dei grandi
varietà del sabato sera, come l’innovativo Premiatissima,
ho recitato in fiction di successo come Carabinieri,
ho scritto il libro Ti avrei voluto,
mi piace alternare attività differenti e quando insegno recitazione nelle
scuole, nelle accademie, nei
master, spiego ai ragazzi che qualunque strada
sceglieranno di intraprendere nella vita,
potrà essere utile avere imparato a recitare una poesia e non declamarla e soprattutto imparare a
stare su un palcoscenico.» Ar.C.
Eva Grimaldi, la mia emozione di essere al Teatro San Babila di Milano
Eva
Grimaldi, attrice e show girl di celebri varietà televisivi, come Drive in di Antonio Ricci e il Bagaglino di Pier Francesco Pingitore,
confida la sua emozione di recitare per la prima volta a Milano e in un teatro
prestigioso come il San Babila: «ho recitato a Roma a Napoli, ma mai a Milano e
ora ho l’onore di lavorare al San Babila. Quando vivevo a Milano per Drive in, tutti me ne parlavano come il
tempio del teatro; io lo avevo visto solo da fuori ed ero affascinata dalla
magia che emanava. Ora, insieme alla compagnia di Il marito di mio figlio, - in scena fino al 21 febbraio - sono felice di esibirmi
in questo teatro e contribuire al successo di questa ricca stagione.»
Eva Grimaldi
è in un momento particolarmente produttivo, infatti ritorna in teatro dopo
dieci anni: «grazie a Daniele Falleri, autore di Il marito di mio figlio, interpreto una mamma che va a trovare il
proprio figlio e conosce un suo nuovo amico. Come mamma mi accorgo che mio
figlio sta molto bene, infatti gli chiedo subito se è innamorato e, quando mi
confida che si sposerà in Spagna con un uomo, mi cade il mondo addosso; io e il
padre, interpretato da Andrea Roncato, rimaniamo sconvolti. La nostra è una
commedia degli equivoci, molto divertente, contro ogni tipo di pregiudizio.
Tocchiamo anche temi attuali ma con ironia e attraverso una bella storia d’amore.
Il pubblico ride tanto anche perché ogni personaggio, anche il più
insospettabile, nasconde scheletri nell’armadio e quindi presenta delle sorprese.»
L’attrice,
dopo aver spaziato dalla televisione al
cinema, in questa stagione è ritornata anche a recitare al cinema, e dice: «recentemente ho lavorato al cinema
con Maurizio Casagrande in Babbo Natale
non viene dal nord; Maurizio è un grande maestro, un artista molto generoso;
quando sei in scena con lui tutto
diventa più facile e ti diverti a fare questo lavoro, infatti i francesi usano
il termine jouer (giocare) per dire recitare ed è davvero un
gioco quando ti trovi con colleghi che stimi. Ho partecipato anche ad alcuni
reality come Pechino express e L’isola dei famosi, trasmissioni che
hanno sempre più successo poiché mostrano i personaggi dal punto di vista
umano: le persone, essendo sotto i riflettori 24 ore su 24, si mostrano così
come sono, senza fingere. Mentre al Grande
fratello partecipano degli sconosciuti che si fanno conoscere, per noi già
famosi partecipare a un reality è un mettersi a nudo davanti alle telecamere,
far scoprire come siamo realmente, caratteristiche che altrimenti non
emergerebbero nel lavoro che facciamo se non nelle interviste quando ci
confidiamo di più. Quindi ora sono tra i pochi che sostengono Simona Ventura,
che dopo tanti anni di conduzione, ha accettato di partecipare come concorrente
a L’isola dei famosi, sarà un’esperienza
anche per lei importante anche umanamente.» Ar.C.domenica 7 febbraio 2016
IL MARITO DI MIO FIGLIO di DANIELE FALLERI dal 12 al 21 febbraio 2016
Tra pochi giorni al Teatro San Babila arrivano
IL MARITO DI MIO FIGLIO,
Guarda il video promo dello spettacolo: il marito di mio figlio
EVA GRIMALDI, ANDREA RONCATO, PIETRO DE SILVA, PIA, ENGLEBERTH, LUDOVICO FREMONT, ROBERTA GARZIA, ANDREA STANDARDI
Una commedia
brillante a tinte forti di DANIELE FALLERI
Guarda il video promo dello spettacolo: il marito di mio figlio
mercoledì 27 gennaio 2016
Le attrici di "La vita non è un film di Doris Day" vi aspettano dal 6 al 15 maggio 2016
Lo spettacolo La vita non è un film di Doris Day per motivi di salute della signora Lydia Bondi è stato sospeso, andrà in scena a maggio!
lunedì 25 gennaio 2016
Paola Gassman, la signora della scena, sarà al San Babila a maggio 2016
Paola Gassman, figlia di Vittorio Gassman e di Nora Ricci, è
una habitué del Teatro San Babila, in
cui è di casa, sia in passato con il marito Ugo Pagliai, sia ora con le attrici
Lydia Biondi e Mirella Mazzeranghi in
una commedia amara scritta da Mino Bellei, La vita non è un film di Doris Day,
infatti afferma: «sono molto legata al San Babila, ci sono stata molto volte, per
me Milano è rappresentata dal San Babila, un teatro centrale come posizione e
ricco di umanità in cui incontri un pubblico affezionato, con una
programmazione giusta e consapevole, fatto non comune oggi.»
In La vita non è un film di Doris Day si racconta di tre
donne sole che si incontrano sempre a Natale, raccontandosi le loro solitudini
e dimostrando come la vita quotidiana della maggior parte delle persone non sia
come quella raccontata nelle commedie americane interpretate dall’attrice Doris
Day. «Il tema della vecchiaia –dice la Gassman - è trattato in chiave comica, si assiste allo
scontro fra tre personalità forti, che, durante il consueto ritrovo natalizio, rivelano
tante verità della loro vita nascoste prima. Il mio personaggio irriverente, una zitella ricca, ma molto
egoista, afferma “io dico sempre la verità” ma che è sgradevole per gli altri.
Le tre amiche hanno bisogno l’una dell’altra, poiché ognuna porta il peso della
propria solitudine familiare, una ha un figlio che non la chiama mai, l’altra
ha una mamma molto anziana a carico, quindi, pur litigando, non possono fare a
meno l’una dell’altra poiché stare insieme è il loro momento di svago. È una
vera commedia in cui si ride molto, ma anche con amarezza, così è una risata
utile poiché denuncia le
problematiche delle donne anziane sole che hanno
bisogno di ritrovarsi. Noi attrici viviamo questa situazione in scena
sentendola nostra, dato che la nostra età è vicina a quella dei nostri
personaggi. Noi crediamo molto in questo testo, infatti siamo anche diventate
produttrici dello spettacolo.»
Nella sua lunga carriera di attrice teatrale Paola Gassman ha lavorato con
grandi registi come Luca Ronconi, prendendo parte alla storica messa in scena di Orlando furioso, Massimo Castri, Luigi
Squarzina, ha costituito poi compagnia con suo marito Ugo Pagliai e ora
sottolinea come fare teatro oggi sia differente dal passato: «sia i Teatri Stabili, ora Teatri Nazionali, sia
le compagnie private non organizzano più lunghe tournée. Io ed Ugo siamo sempre
stati scelti da registi e produttori per uno spettacolo che faceva tutta la
stagione teatrale, ora invece bisogna organizzarsi tenendo nel cassetto diversi
spettacoli pronti e proporli; per noi, che eravamo abituati ad essere guidati o
dal regista o dal produttore, è una nuova avventura, anche divertente, poiché ci
si cimenta anche nell’aspetto organizzativo, è dunque un nuovo modo di
lavorare. Per esempio, oltre a “La vita non è un film di Doris Day”, lavoro con
Pietro Longhi in “Maigret al Liberty Bar” con la regia di Silvio Giordani, in
“Il balcone di Golda” di William Gibson su Golda Meir con le musiche di Luis
Bacalov, prenderò parte alla rassegna “Una stanza tutta per lei” al Teatro Due
di Roma, così compongo un anno lavorativo. Ora mi piace cambiare, mi piace l’idea
di scegliere e di proporre, è una nuova modalità, ora anche i giovani se vogliono
lavorare devono darsi da fare in prima persona, poi chissà speriamo si ritoni a un periodo più calmo e più redditizio.»

Nel 2007 Paola Gassman ha scritto il libro Una
grande famiglia dietro le spalle (Marsilio editore), in cui racconta la
sua famiglia d’arte, risalendo indietro nel tempo e rievocando le affascinanti
storie delle compagnie teatrali: infatti parla oltre che di suo padre Vittorio,
anche di sua madre, Nora Ricci, figlia di Renzo Ricci, sposato con l’attrice
Margherita Bagni, nata in una famiglia di artisti, e che aveva lavorato con Ermete
Zacconi. Infatti Paola Gassman afferma: «volevo scrivere della mia famiglia, di
mio padre, che tutti conoscono grazie anche al cinema, ma anche dei grandi
attori che sono stati mia mamma, i miei nonni, i miei bisnonni, che hanno
lavorato solo in teatro. Volevo farli conoscere al grande pubblico ed è stato
proprio mio papà quando ha scritto la sua autobiografia a dirmi “a te il
compito di raccontare quella parte di famiglia che io non ho potuto raccontare.”
Così io ho fatto un bellissimo viaggio, un amarcord che mi ha permesso di
capire quello che sono io oggi e di scoprire che ho avuto una famiglia strana,
ma straordinaria.» Ar. C.

sabato 23 gennaio 2016
Lydia Biondi tra cinema, fiction e teatro
Quando parla della commedia “La vita non è un film di Doris Day”, scritta da Mino Bellei, in scena al San Babila dal 6 al 15 maggio, Lydia Biondi sottolinea subito, con la verve che la caratterizza, il clima di amicizia che la lega alle sue colleghe di scena, Paola Gassman, Mirella Mazzeranghi.
Afferma infatti: «le mie colleghe sono anche amiche, abbiamo scelto insieme di interpretare la storia di tre donne che si incontrano il giorno di Natale per interrompere la loro vita solitaria. Stavamo già lavorando insieme quando venne a trovarci un mio ex allievo, dicendo “vi ho portato un testo perfetto per voi, data la vostra sintonia in scena.”
Lo abbiamo tenuto per un po’ nel cassetto, poi Paola ha preso l’iniziativa e così lo abbiamo messo in scena. Noi sul palcoscenico raccontiamo di tre amiche, ma lo siamo anche nella vita, così parliamo anche di noi stesse; è un testo aperto che si presta anche all’improvvisazione. Io interpreto un’attrice un po’ svampita che pensa solo ad apparire, così mi diverto perché è un personaggio completamente diverso da come sono io nella realtà. Ora sono molto contenta di venire al San Babila di Milano: fare teatro qui ti consente anche di creare un ponte tra Milano e Roma, città che altrimenti sarebbero teatralmente lontane, poiché sono realtà differenti.»
Lo abbiamo tenuto per un po’ nel cassetto, poi Paola ha preso l’iniziativa e così lo abbiamo messo in scena. Noi sul palcoscenico raccontiamo di tre amiche, ma lo siamo anche nella vita, così parliamo anche di noi stesse; è un testo aperto che si presta anche all’improvvisazione. Io interpreto un’attrice un po’ svampita che pensa solo ad apparire, così mi diverto perché è un personaggio completamente diverso da come sono io nella realtà. Ora sono molto contenta di venire al San Babila di Milano: fare teatro qui ti consente anche di creare un ponte tra Milano e Roma, città che altrimenti sarebbero teatralmente lontane, poiché sono realtà differenti.»
Lydia Biondi, noto volto televisivo e cinematografico, concilia con
disinvoltura le varie arti dello spettacolo, infatti afferma: «spazio dal
cinema al teatro, poiché gli orari quotidiani di lavoro sono diversi, per il
cinema si è impegnati anche dalle cinque del mattino, ma si finisce nel
pomeriggio, mentre in teatro, a parte le prove, si lavoro spesso di sera. Certo
è sempre meglio non accumulare troppe attività insieme, ma quando mi capitano
lavori interessanti contemporaneamente, mi fa piacere dedicarmi a tutte le
attività. Teatro e cinema infatti sono sfaccettature di una stessa arte; quando
è fatto bene è molto interessante fare cinema, ci sono settori specifici che
contribuiscono alla riuscita di un film che mi affascinano.»Tra i film di Lydia, figura anche “Sole a catinelle”, girato l’anno scorso con Checco Zalone, fenomeno cinematografico del momento con il recente “Quo vado?” «Checco è così anche nella vita, sono quegli attori che portano al pubblico la propria personalità, poi, se sono bravi, diventano ottimi attori. Per quello che ho avuto modo di conoscerlo, Zalone è colto, gentile, un ottimo musicista, una persona di tutto rispetto, mette in scena se stesso con la sua ironia, sono molto felice del suo attuale successo.» Ar. C.
venerdì 22 gennaio 2016
Mirella MAZZERANGHI presenta “La vita non è un film di Doris Day” di Mino Bellei in scena dal 6 al 15 maggio
martedì 12 gennaio 2016
Cinzia Spanò, attrice multiforme in scena anche sabato 23 gennaio alle 20.30 e domenica 24 gennaio alle 15.30.
La pluripremiata attrice Cinzia Spanò spazia con disinvoltura da un ruolo all’altro con la grinta e la professionalità che la contraddistingue
Cinzia Spanò, dopo il diploma all’Accademia dei
Filodrammatici di Milano, si misura in ruoli differenti, diretta da grandi
registi come Massimo Castri e Antonio Latella, Massimo Navone.
In scena ora con
il ruolo brillante di una moglie tradita e che tradisce il marito in “Toccata e
fuga”, caratterizza il suo personaggio con ironia e destrezza, e racconta come per
un’attrice sia stimolante ma anche complesso scegliere i ruoli da interpretare:
«la parte più difficile del nostro lavoro è continuare a
lavorare, io prediligo alcune tipologie di personaggi e alcune corde interpretative
che si adattano meglio alle mie caratteristiche, anche se mi piacciono molto
anche i ruoli brillanti come quello che sto interpretando ora in “Toccata e
fuga”, in cui esagero anche la caratterizzazione, mi diverto. Tuttavia
preferisco interpretazioni più tormentate che mi piace studiare a fondo. Appena
uscita dall’Accademia avevo già interpretato “Toccata e fuga”, oramai vent’anni
fa, nel ruolo dell’amante, ora sono contenta di tornare ad interpretare un
altro personaggio, poiché mi trovo bene nella Compagnia del Teatro San Babila e
perché è una commedia vivace e genuina di puro intrattenimento.»

Cinzia Spanò ricorda i registi che sono stati per lei maestri che ha incontrato dopo essersi diplomata ai Filodrammatici, e da cui ha imparato molto: «quando passi attraverso l’insegnamento di alcuni maestri, non sei più la stessa: ho imparato molto da Massimo Castri quando mi ha diretta in “Madame de Sade” di Yukio Mishima. Eravamo tutte donne e, dopo una stimolante prova a tavolino durata 18 giorni, tantissimi nell’economia dell’allestimento di uno spettacolo, abbiamo imparato una lettura psicanalitica che Castri riusciva a fare per questi personaggi femminili, cesellando alcuni passaggi dell’animo femminile che per noi donne sono stati una rivelazioni. Poi il mio maestro è stato Latella; con lui ho affrontato autori molto importanti, con lui ho imparato l’etica di stare in scena: gli spettacoli si fanno perché nel testo è sottesa una urgenza, una necessità. Anche oggi quando scelgo uno spettacolo, penso sempre che ci deve essere un motivo profondo per cui interpretarlo, come ho fatto per esempio nel mio testo “Marilyn mon amour”, o nel mio adattamento di “A Nome Tuo”, tratto dall’omonimo romanzo di Mauro Covacich sul poter scegliere la fine della propria vita, scritto dopo il caso di Eluana Englaro, o ne “Il vicario” di Rolf Hochhuth sul silenzio della chiesa durante le deportazioni ebraiche. Il teatro deve fare emergere domande, adeguarsi al tempo in cui si vive, noi attori dobbiamo assumerci la responsabilità di trasmettere dei messaggi al pubblico. Al San Babila sussiste la bella tradizione di incontrare il pubblico nel foyer alla fine dello spettacolo, è un valore aggiunto, poiché il confronto attore/spettatore diviene un efficace modo di riflettere insieme.» Ar.C.
lunedì 11 gennaio 2016
Gloria Anselmi fra teatro, pubblicità e fiction in scena anche sabato 23 gennaio alle 20.30 e domenica 24 gennaio alle 15.30.

Gloria
Anselmi che da molto tempo fa parte della compagnia del Teatro San Babila nella
commedia Toccata e fuga in scena ancora
dal 15 al 17 gennaio interpreta la giovane e affascinate amante che sconvolge gli
equilibri fra i personaggi.
Gloria che, oltre ad essersi laureata in scienze della
comunicazione, si è diplomata al Corso di teatro Quelli di Grock a Milano e ha
seguito diversi corsi tra cui un Corso di
Doppiaggio al Centro Teatro Attivo
e alla Scuola sperimentale di Cinematografia, spazia dalla pubblicità, alla web
tv, al cinema. Racconta come per una bella ragazza non sia sempre semplice
poter scegliere i ruoli nel mondo dello spettacolo poiché spesso la bellezza
può diventare un limite quando vengono proposti solo personaggi stereotipati
sulle caratteristiche fisiche così da non poter interpretare registri
differenti.
Infatti Gloria confida: «nella mia carriera di attrice
faccio spesso provini anche per ruoli differenti, ma spesso mi scelgono per interpretare
la ragazza carina - come nella fiction Io e Margherita con Enrico Beruschi e
Margerita Fumero, che ha avuto molto successo - mentre mi piacerebbe fare ruoli comici, buffi,
esagerati, ma anche parti drammatiche; per il cinema poi è difficilissimo anche
solo sostenere il provino, perché spesso i casting sono blindati. Quando ho interpretato la parte drammatica di
una donna malata di sclerosi multipla per una serie web, dal titolo “Io non sclero”,
ho amato molto questo ruolo che mi ha
dato la possibilità di toccare altre corde, ma in Italia quando ti identificano
con un ruolo è un po’ difficile uscirne.»
La sua passione per la recitazione è nata e cresciuta con il tempo, infatti Gloria ricorda il
momento preciso in cui ha scoperto l’interesse per il teatro: «non ho iniziato
a recitare da bambina, facevo judo e
danza classica, ma ho capito che non era la mia strada quando al liceo sono venuti due attori della scuola
Paolo Grassi a fare la prova di una scena di “Amleto.” Sono rimasta affascinata dalle indicazioni del regista a uno dei personaggi che doveva entrare in scena gridando “chi è là” : il regista ha fatto ripetere la battuta fino a che una semplice frase non è diventata davvero sentita, l’attore è entrato di scena di spalle, muovendosi quasi a tentoni e il suo “chi è là” è uscito sommesso, quasi balbettato. In questo modo ho capito che in teatro l’attore deve trasmettere sentimenti, così ho iniziato a studiare teatro. Ora sono felice di recitare in “Toccata e fuga” diretta da Marco Vaccari che conosco da tempo, inoltre nella compagnia c’è una grande sintonia sia in scena sia dietro le quinte, infatti ci aiutiamo a vicenda. Quando in uno spettacolo si verifica armonia nel cast, si riesce a lavorare meglio e Marco sa creare un gruppo coeso, ti fa sentire a proprio agio e ti consiglia, così nella Compagnia del Teatro San Babila si lavora davvero bene!» Ar. C.
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