domenica 21 ottobre 2018

Sebastiano Lo Monaco, 40 anni di palcoscenico

Marina Biondi e Sebastiano Lo Monaco

Dal 23 al 28 ottobre apre la nuova stagione del Teatro San Babila un grande attore teatrale, cinematografico e televisivo, Sebastiano Lo Monaco, nel suo quarantesimo anno di attività teatrale, è protagonista nel ruolo di Ciampa in Il berretto a Sonagli di Luigi Pirandello, da lui portato in tournée, con grande successo, da ventisei anni.


Sebastiano Lo Monaco si è avvicinato a Pirandello quando Mauro Bolognini, nel 1992 gli ha chiesto di interpretare proprio Il berretto a sonagli, davanti alla casa natale di Pirandello ad Agrigento, quella del Caos e, da allora, ha interpretato moltissimi testi pirandelliano (Così è se vi pare con Alida Valli, Questa sera si recita a soggetto e Sei personaggi, con la regia di Patroni Griffi, e poi Enrico IV, Non si sa come con la sua regia).Inoltre, l’attore siciliano è interprete, sempre apprezzato, anche di tragedie greche, come recentemente, il ruolo di Teseo, nella tragedia di Sofocle, Edipo a Colono, per la regia di Yannis Kokkos, per Inda, nel 54° Festival del Teatro Greco di Siracusa.«Proprio ieri – afferma Lo Monaco -  sul giornale leggevo un articolo del filosofo e psicoanalista Umberto Galimberti a cui un giovane chiedeva come mai certi romanzi e certi film restano nella memoria e si vogliono rivedere molte volte, mentre altri, visti una volta, non si possono più guardare. I classici greci o i testi pirandelliani sono diventati dei classici, perché il loro linguaggio è universale, quando un autore, infatti, trasmette una propria umanità per questo lo spettacolo si può sempre apprezzare. Io, in quaranta anni di carriera, ho interpretato classici al teatro greco di Siracusa ed a Epidauro, e ho visto arrivare come spettatori migliaia di persone, tra cui moltissimi giovani, perché la potenza dei greci è anche l’utilizzo di un linguaggio universale con cui l’uomo non ha mai smesso di raccontarsi. Di Pirandello invece affascina sempre il pubblico la sua indagine tra le pieghe della psiche umana. Pirandello ha origliato le tendenze dell’inizio del Novecento, ha vissuto a Bonn e a Berlino, quando ha messo in scena per la prima volta I sei personaggi in cerca d’autore era il 1921, anno in cui Sigmund Freud pubblicava i suoi primi studi. Sono gli anni in cui nell’arte e nella letteratura si scoprono nuovi argomenti da scandagliare, si pensi a scrittori come Massimo Bontempelli o a pittori come Gustav Klimt o si pensi a “L’urlo” di Edvard Munch che, secondo me, altro non è che l’urlo di Enrico IV di Pirandello.»


Da poco Sebastiano Lo Monaco ha festeggiato quarant’anni di carriera in scena, e ora torna a Milano, città che ama particolarmente e in cui si è esibito spesso: «a Milano ho recitato in molti teatri, il Piccolo, il Lirico, il Carcano, e l’anno scorso sono stato anche nell’aula magna dell’Università Bocconi, per interpretare il monologo di Pietro Grasso, Per non morire di mafia, che ho portato in tournée per anni. Ma non sono mai stato al Teatro San Babila, quindi ora per la prima volta mi esibisco qui; non si finisce mai di emozionarsi e spero di emozionare il pubblico con Il berretto a sonagli di cui sono anche regista, professione che esercito con umiltà e cautela. Vi aspetto quindi a teatro, insieme a tutta la compagnia.» Ar.C.


mercoledì 9 maggio 2018

Le video interviste di Omicidi in pausa pranzo


Le video interviste alla compagnia 

sul palco del Teatro San Babila di Milano 


Dramma Italiano di Fiume
in coproduzione con Fama Fantasma Srl-Teatro San Babila
presentano


OMICIDI IN PAUSA PRANZO

adattamento teatrale di Paola Galassi, Rossana Carretto, Marcello Mocchi
liberamente tratto dal romanzo omonimo di Viola Veloce (Mondadori)

regia
Paola Galassi

Guardate le videointerviste cliccando sul nome degli attori 


giovedì 3 maggio 2018

Un thriller con il ritmo del vaudeville



OMICIDI IN PAUSA PRANZO, adattamento teatrale di Paola Galassi, Rossana Carretto, Marcello Mocchi, liberamente tratto dall’omonimo romanzo di Viola Veloce, debuttal’8 maggio 2018 al Teatro San Babila, prodotto da Dramma Italiano di Fiume in coproduzione con Fama Fantasma Srl-Teatro San Babila. Diretti da Paola Galassi, sono in scena fino al 13 maggio, Rossana Carretto, Ussi Alzati,   Rosanna Bubola,   Alfredo Colina, Daniele Crasti,   Giuseppe Nicodemo, Marco Vaccari.

 
Rossana Caretto interpreta Francesca Zanardelli, un'impiegata che, dopo la pausa pranzo, trova sotto la scrivania, il cadavere di una collega e poi di altri colleghi in una catena di misteriose morti, dando vita a un thriller esilarante in cui la Zanardelli viene coinvolta nelle indagini.  Racconta la Caretto: «la regista Paola Galassi mi ha parlato di questo spettacolo e io mi sono subito entusiasmata, perché sono appassionata di gialli, fin da ragazzina, così insieme lo abbiamo adattato per il teatro.  L’interesse per il giallo per me è diventato una passione, come quello per l’enigmistica e la matematica, perché mettono in moto molti meccanismi razionali, emozionali e ti fanno scoprire i tuoi talenti, quando sei coinvolto nell’indagine e vuoi trovare il colpevole.  Infatti partecipi al giallo emotivamente credendo che quello sia l’assassino o che sia un altro e poi, quando arrivi a una soluzione, sei soddisfatto perché il giallo non ti lascia in sospeso, come altri generi di romanzo, ma risolve il mistero. Se leggi un giallo a ritroso, vedi che tutto ritorna. Recentemente ho letto October List di  Jeffery Deaver che è scritto proprio al contrario e assapori così il piacere della scoperta dell’assassino e dei meccanismi della suspance.
Nel nostro Omicidi in pausa pranzo, si assiste al mistero di scoprire chi sia l’assassino: io sono la protagonista che trova i colleghi morti e, dopo l’ennesimo omicidio, decido di indagare. La particolarità di questo testo è che è un vaudeville, ha un rimo molto serrato, tanto che la protagonista viene travolta in un frullatore di eventi molto divertenti. Si toccano anche altre tematiche, come quella che il mio personaggio ha avuto genitori oppressivi, e che vive in una ambiente di lavoro in cui molti sopportano vessazioni, pur di non perdere il posto, sentendosi alienati. Sono molto contenta di lavorare con la regista, Paola Galassi, noi donne dobbiamo stare unite! Con Paola collaboro da anni, è stata la prima persona con cui ho lavorato a Milano e mi dirige anche nel mio one woman show. Anche con il resto della compagnia, composta da ottimi attori, mi trovo benissimo e poi tornare al San Babila per me è una grande soddisfazione, perché ci sono già stata nel 2000 con Enzo Iacchetti, in Risate al 23° piano di Neil Simon, e ho un bellissimo ricordo del pubblico del teatro San Babila e ora non vedo l’ora di incontrare gli spettatori di oggi.» Ar.C.


domenica 22 aprile 2018

Le videointreviste al cast di Non ti vedo da vicino


Dal 20 al 22 aprile 
Alessandra Merico: il mio personaggio
Fabio Avaro: sono un pazzerellone
sono protagonisti di Non ti vedo da vicino di Alessandra Merico, con la regia di Vanessa Gasbarri, una divertente commedia sui rapporti di coppia.

Guardate le video interviste cliccandano sul nome di protagonisti realizzate sul palco del Teatro San Babila 

Vi aspettiamo al San Babila



giovedì 19 aprile 2018

Fabio Avaro e l'incomunicabilità di coppia in "Non ti vedo da vicino"


Dal 20 al 22 aprile Enzo Casertano, Fabio Avaro, Danila Stalteri, Alessandra Merico sono protagonisti di Non ti vedo da vicino di Alessandra Merico, con la regia di Vanessa Gasbarri, una divertente commedia sui rapporti di coppia.

 
Enzo Casertano interpreta Filippo, una persona molto tranquilla, che si ritrova come vicina di casa la timida Aurora, interpretata da Alessandra Merico.  Parallelamente i litigi tra Anna, la giocosa ed irriverente Danila Stalteri, sorella di Aurora e Armando, interpretato da Fabio Avaro, fidato amico e socio d’affari di Filippo. Racconta Fabio Avaro: «l’idea del testo è venuta a Casertano e alla Merico, la storia verte intorno a loro. Nasce dal desiderio di parlare della incomunicabilità di coppia: due persone socializzano nonostante ci sia tra loro un muro che le separa, ma si parlano così tanto che nasce una storia d’amore, anche se non si sono mai visti, diviene così una metafora di quello che succede nella società moderna quando la gente ha rapporti nelle chat e nei social, ma se si incontra di persona neppure si saluta. La particolarità del testo però è che non si parla mai di social network, non c’è nessuno in scena che li utilizza, ma si richiama la situazione perché i due personaggi non si vedono fisicamente ma si innamorano palandosi, come se chattassero senza vedersi appunto. È una grande metafora di come le persone vanno d’accordo se non si vedono e se invece si toccano e si incontrano iniziano i problemi.»«Siamo molto contenti di recitare a Milano – prosegue Avaro – con la compagnia viaggiamo in tutta Italia, ma il pubblico milanese è più attento, ride cogliendo la peculiarità delle situazioni. Inoltre noi romani siamo avvantaggiati, perché la sonorità della nostra lingua spesso fa ridere, così certe volte le battute funzionano meglio a Milano che a Roma!» Ar.C. 


mercoledì 11 aprile 2018

Le videointerviste al cast di Una moglie da rubare

La compagnia di Una moglie da rubare di Iaia Fiastri, con la regia di Diego Ruiz, è in scena al Teatro San Babila, fino al 15 aprile. Stefano Masciarelli, Patrizia Pellegrini e Luigi Tani, sul palcoscenico del teatro, a pochi minuti dal debutto milanese vi raccontano lo spettacolo nelle videointerviste.

 

Stefano Masciarelli vi aspetto in teatro  e vi racconto il mio personaggio

Luigi Tanti ritorno al San Babila dopo 50 anni!

Patrizia Pellegrino il mio personaggio vi sorpenderà

Vi aspettiamo: tutta la compagnia vi invita a teatro



lunedì 9 aprile 2018

Al San Babila arriva Stefano Masciarelli


Il travolgente Stefano Masciarelli è al Teatro San Babila dal 10 al 15 aprile, con Patrizia Pellegrino in Una moglie da rubare di Iaia Fiastri, con la regia di Diego Ruiz.

 

Stefano Masciarelli torna sempre volentieri in teatro, dopo i suoi successi televisivi e nella fiction; «interpreto in Una moglie da rubare - racconta - uno sfigato a cui rapiscono la moglie e così a mia volta decido di rapire Anna, la moglie di un mio facoltoso amico, ma tra i due personaggi accadranno fatti divertenti e inaspettati; nella commedia ci sono anche concetti morali come la Sindrome di Stoccolma verso il proprio carceriere, la stanchezza del matrimonio, tute idee dell'autrice Iaia Fiasti, storia spalla di Garinei & Giovannini. Insieme  a me e a Patrizia Pellegrino recita anche un attore ottantenne straordinario, Luigi Tani che interpreta il magazziniere. Inoltre, il regista Diego Ruiz è strepitoso, ha sempre molte idee, e ogni commedia che dirige diventa vincente. La commedia scorre velocemente, dura un’ora e mezza, ma la gente poi avrebbe ancora voglia di vedere altro. Oggi la commedia ha successo perché in giro si sentono solo stragi, negozi che chiudono, persone senza lavoro, la commedia è ottimale per rilassarsi una sera e trasmettere un messaggio di positività.

 Noto, con dispiacere, che  nella televisione di oggi ci sono molti programmi in cui si litiga, si parla del nulla per giorni, non esiste più il servizio pubblico. Io sono orgoglioso di avere fatto un certo tipo di televisione e spero di farla ancora. Per ora sono felice di essere a Milano, città bellissima, attenta e operosa, rispetto a Roma che è tutta una buca e il rapporto anulare è tutto intasato, è una città meravigliosa per turisti, ma viverci è difficile. Vi aspetto quindi al Teatro San Babila per una serata di divertimento.» Ar.C.


sabato 7 aprile 2018

Patrizia Pellegrino al San Babila


Dal 10 al 15 aprile, al Teatro San Babila, Patrizia Pellegrino e Stefano Masciarelli sono protagonisti di Una moglie da rubare di Iaia Fiastri, con la regia di Diego Ruiz.

Patrizia Pellegrino è in scena a Milano nella divertente commedia di Iaia Fiastri, storica autrice di Garinei & Giovannini: è una bellissima e sofisticata donna che viene rapita da un imbranato sequestratore, nemico del marito, che spera di rifarsi economicamente, chiedendo un riscatto, ma anche psicologicamente compiendo un'impresa eroica.

Racconta la Pellegrino: «sono la moglie di un uomo ricco, ma molto freddo, così quando vengo rapita, mio malgrado, vengo a contatto con un uomo molto diverso, che mi colpisce perché è goffo e gentile, ma appunto, rispetto a mio marito che è molto sicuro di sé, ma disattento alle mie esigenze, il mio rapitore mi sembra uno sfigato, ma mi fa anche tenerezza, così da arrivare poi a un finale a sorpresa. Mi piace interpretare una donna forte, che non ha momenti di cedimento neppure quando scopre che il marito non vuole pagare il riscatto; interpreto una donna semplice di Afragola, che ha tentato la scalata sociale, ma che ha conservato sentimenti positivi.


Adoro recitare in teatro e sono felice di tornare al San Babila, per me è un sogno che si realizza. Infatti ho dovuto rinunciare a esibirmi in lunghe tournée teatrali per molto tempo perché ho tre figli, ma ora che sono grandi posso riprendere a viaggiare. Amo Milano e la mia passione, dopo tanto cinema e televisione, è il teatro, poiché mi sento davvero bene sul palco; vi aspetto per Una moglie da rubare, vi divertirete con me, Stefano Masciarelli e Luigi Tani!» Ar.C.



mercoledì 21 marzo 2018

La videointervista alla compagnia di Minchia signor tenente

Nei camerini del teatro San Babila di Milano, la compagnia di "Minchia Signor tenente" in scena fino a domenica 25 marzo vi presenta lo spettacolo e 

vi aspetta a teatro



La video intervista a Natale Russo




sabato 17 marzo 2018

Nicola Pistoia dirige "Minchia Signor Tenente" di Antonio Grosso,


L’attore e regista Nicola Pistoia dirige Minchia Signor Tenente di Antonio Grosso, anche attore in scena con Gaspare Di Stefano Alessandra Falanga Francesco Nannarelli, Antonello Pascale Francesco Stella Ariele Vincenti e Natale Russo. Dal 20 marzo al San Babila


Il testo scritto da Antonio Grosso, seguendo la suggestione dell’omonima canzone di Giorgio Faletti, dedicata alla scorta di Falcone e Borsellino, è una commedia che racconta di una gruppo di carabinieri in un paese della Sicilia e sono costantemente alla prese con i problemi della gente del luogo. All’arrivo di un nuovo tenente scoprono nuovi equilibri e commentano i drammatici fatti di mafia e le stragi di Capaci e di via D’Amelio nel 1992. 

Nicola Pistoia, che attualmente è in tournée con La cena dei cretini di Francis Veber, insieme a Paolo Triestino, racconta come ha conosciuto Antonio Grosso: «mi parlò di Minchia Signor Tenente, Alessandro Longobardi, il direttore artistico del teatro Brancaccio di Roma, che aveva visto lo spettacolo e mi aveva segnalato l’energia e la voglia di fare di una compagnia di giovani; perciò abbiamo deciso di lavorare con loro e ho diretto un nuovo allestimento che ha poi debuttato a Roma, alla Sala Umberto, dieci anni fa, in occasione dell’anniversario della stage di Capaci. Nella costruzione dello spettacolo ho potuto dare suggerimenti ad Antonio Grosso, autore ed attore, abbiamo lavorato sui personaggi, Antonio è stato malleabile, ha capito subito le mie indicazioni registiche e si è affidato alla mia esperienza; in alcuni passaggi invece è stato irremovibile e così abbiamo trovato insieme un compromesso. Ora lo spettacolo è arrivato al decimo anno di tournée, non potevamo prevederlo, ma è stato invece uno spettacolo molto fortunato ed amato dal pubblico, tanto che diventerà anche un film.


Per me è stata una bella esperienza lavorare con una compagnia di giovani. Consiglio a chi vuole intraprendere questo mestiere di non lasciare mai lo studio o il lavoro e proseguire contemporaneamente l’impegno nel teatro, procurandosi una base solida. Oggi è difficile, purtroppo, io ho una figlia che adora cantare, ma studia anche all’Università, quindi tiene una porta aperta in più per il suo futuro. Quando ho iniziato a lavorare in teatro, il mestiere si imparava facendolo: si iniziava con una piccola battuta, poi se avevi talento il regista ti assegnava uno spettacolo più impegnativo, mentre adesso non accade e per i giovani è davvero difficile iniziare e potersi esprimere. Tuttavia, non si devono scoraggiare, ci vuole impegno, costanza, oggi esistono, purtroppo, scuole approssimative e mediocri che li illudono, e questo non fa bene al teatro. Inoltre, il teatro richiede sacrificio perché è un lavoro in cui non ci si arricchisce, quindi bisogna pensare anche alla possibilità di mantenersi, durante gli anni della gavetta, facendo un altro lavoro. In alcuni casi però i sacrifici vengono premiati e una giovane compagnia, come quella di Minchia Signor Tenete, può avere grandi soddisfazioni e vedere premiato il proprio impegno.» Ar.C.



venerdì 16 marzo 2018

"Michia Signor Tenente" di Antonio Grosso al San Babila


Dopo dieci anni di repliche di successo arriva la teatro San Babila, dal 20 marzo, Minchia Signor Tenente di Antonio Grosso, diretto da Nicola Pistoia. Ispirandosi alla celebre e omonima canzone di Giorgio Faletti, dedicata alla scorta di Falcone e Borsellino, Antonio Grosso tratta, sotto forma di commedia, il drammatico tema dei delitti di mafia, visti attraverso lo sguardo di cinque carabinieri di un paese della Sicilia. In scena con Grosso, Gaspare Di Stefano Alessandra Falanga Francesco Nannarelli, Antonello Pascale Francesco Stella Ariele Vincenti e Natale Russo.

 «Un po’ di anni fa, quando ero ragazzo, - racconta Antonio Grosso - mi è venuta questa idea, sentendo la canzone di Faletti che mi ricordava anche alcuni fatti personali, infatti mio padre era maresciallo dell’Arma dei Carabinieri: ho voluto così rendere omaggio all’Arma e alle vittime di mafia, ma in modo divertente. Quando l’ho scritta ero un ragazzo di venticinque anni e lavoravo con alcuni attori a Roma, ma eravamo tutti giovanissimi e non pensavo che il testo avrebbe avuto così tanto successo, infatti questo è il decimo anno di repliche. Sicuramente uno dei motivi del successo deriva dal titolo che ricorda immediatamente la canzone e la sua tematica, ma anche dal fatto che siamo riusciti a far diventare questo spettacolo nazional popolare, e oggi è una impresa difficile. Per me essere sia un autore che un attore a volte aiuta perché sai esattamente come è scritto il personaggio, se pensi solo alla drammaturgia è distraente ma poi ho sentito il bisogno di confrontarmi con il regista e con Nicola Pistoia abbiamo lavorato benissimo, e mi ha guidato anche nella selezione di alcune scene.


Anche se ho trentacinque anni, spesso mi chiedono cosa penso di dire ai giovani che vogliono intraprendere il mestiere di attore o di autore, io sono un giovane che dà consigli ai giovanissimi: devono guardarsi sempre attorno e assimilare qualunque situazione li colpisca: scrivere è un mestiere frutto dell’osservazione diretta, serve a tirare fuori quello che uno ha dentro, ma l’importante è dire qualcosa, anche se uno scrive una commediaccia, non importa, serve come esercizio. Le scuole possono insegnare la struttura per scrivere un testo di teatro o una romanzo, ma tu devi imparare a metterci dentro i contenuti e ad allenarti per imparare a scrivere sempre meglio, anche osservando il mondo circostante. Una maestra di canto che conosco diceva ai suoi allievi che nessuno è stonato, ci può essere chi ha più talento e  chi meno ma bisogna impegnarsi per educare la voce a provare tonalità e modalità nuove. Anche per la scrittura bisogna educare chi scrive perché sia in grado di comporre nuovi testi. Vi aspetto quindi al San Babila per conoscere il mio modo di scrivere e di recitare.» Ar.C.


giovedì 8 marzo 2018

Paola Gassman è una imprenditrice dal cuore d'oro


Paola Gassman è di casa al teatro San Babila, infatti si è esibita sia  con il marito, l'attore Ugo Pagliai, sia recentemente con La vita non è un film di Doris Day scritto da Mino Bellei e diretto da Claudio Bellanti e interpretato con Mirella  Mazzeranghi con la quale ora è in scena in "Tutte a casa". 

Paola Gassman torna al San Babila  fino all’11 marzo con Tutte a casa, una storia di donne, ideale per festeggiare oggi l’8 marzo, ma anche per ricordare sempre le battaglie per i diritti delle donne.
Infatti Paola Gassman è Margherita Colombo, la moglie di un ingegnere che dirige una fabbrica, ma che, partito per la guerra, ha dovuto lasciare la sua fabbrica in difficoltà. Margherita rivela, nel corso dello spettacolo, che voleva studiare e occuparsi dell’azienda della famiglia, ma non ha potuto proprio in quanto donna e perciò considerata non adatta da suo padre. Paola Gassman caratterizza con grinta e determinazione il suo personaggio di donna imprenditrice che, viste le difficoltà della guerra e la necessità delle donne di lavorare, decide di far ripartire la fabbrica ed assumere le donne rimaste a casa che hanno bisogno di guadagnare in assenza dei mariti. Scopre così le storie delle sue dipendenti ed impara ad apprezzale scoprendo anche una forte empatia con loro, Mirella Mazzeranghi la segretaria che diviene amministratore delegato, Paola Tiziana Cruciani, la sindacalista,  Claudia Campagnola, una mamma coraggiosa, Giulia Rupi, una giovane in cerca di un suo collocamento sociale.


Spiega la Gassman: «siamo durate la prima guerra mondiale in un momento in cui le donne devono assumersi responsabilità e lavorare, ma tutto è raccontato in chiave di commedia, anche se la guerra incombe, ma il divertimento scaturisce dall’interazione tra i personaggi e le loro differenti personalità.»
 Nel video: il cast di  "Tutte a casa" racconta lo spettacolo


lunedì 5 marzo 2018

Paola Tiziana Cruciani sindacalista agguerrita in "Tutte a Casa"


Paola Tiziana Cruciani è una sindacalista agguerrita in Tutte a Casa, diretto da Vanessa Gasbarri, in scena con Paola Gassman, Mirella Mazzeranghi, con Claudia Campagnola, Giulia Rupi dal 6 all’11 marzo 2018 al Teatro San Babila di Milano.


La romana Paola Tiziana Cruciani, dopo i successi al cinema e in tv, torna sempre volentieri in teatro, come con Tutte a Casa, con la regia di Vanessa Gasbarri, in cui è una sindacalista, Comunarda in una fabbrica gestita da donne, mentre gli uomini si trovano in guerra durante il primo conflitto mondiale.

«Il testo è molto interessante – racconta la Cruciani - parla del momento in cui, durante la prima guerra mondiale, le donne prendono in mano il paese in una fase molto importante, non solo per il nostro paese, infatti, per esempio, in Francia e nel Regno Unito agiscono le suffragette, che si battono per il diritto di voto delle donne. Anche  in altri paesi le donne fanno passi da giganti, anche se poi in Italia, durante il ventennio fascista, perdono le conquiste ottenute. Il nostro spettacolo è ambientato all’interno di una fabbrica, io faccio la capopopolo, la sobillatrice, sono madre di un operaio, partito per la guerra che poi non tornerà. Mi presento alla signora Margherita Colombo, interpretata da Paola Gassman, la moglie del proprietario della fabbrica, arruolato al fronte; la donna con coraggio ed energia prende così il posto del marito nella direzione. Mi chiamo Comunarda, per sottolineare le mie idee socialiste, da seguace di Anna Kuliscioff, e difendo i diritti delle colleghe operaie, dicendo che noi donne vogliamo tenere in piedi la fabbrica; ho un accento emiliano, poiché gli emiliani dicono “rivoluzione” in un modo unico, anche se il testo è ambientato a Milano.  Il mio è un personaggio molto comico, infatti ricopro il ruolo di caratterista nella commedia. 

Tra di noi attrici andiamo molto d’accordo, quando siamo andate in tournée vicino a Roma abbiamo sempre viaggiato tutte insieme sulla mia pandina. Ora dopo tanta tv mi dedico con gioia al teatro, perché faccio una affermazione che mi rende impopolare: io lavoro nelle fiction, ma le guardo raramente, guardo  Sky, Netflix, perché voglio imparare nuove tecniche e su tali canali trovo fiction di qualità. In Italia siamo ancora più indietro degli altri paesi per la scrittura e per l’innovazione, per noi l’ultima innovazione  risale a  The young pope, altrimenti facciamo sempre le stesse cose: i produttori dicono “questo funziona, non cambiamolo” ma così non ci trasformiamo mai.   Noi italiani siamo professionisti, ma la fiction più esportabile è Montalbano, saremmo bravissimi, ma non facciamo cose all’altezza della nostra bravura, non abbiamo lo spirito per dire "proviamoci", andiamo sempre sul sicuro ed quello che rovina il nostro mestiere. Per fortuna in teatro è diverso e una nuova drammaturgia che si sta affermando porta novità e offre anche nuovi ruoli per le donne.» Ar.C.

Guardate il video del cast di Tutte a casa: vi aspettiamo al San Babila


sabato 3 marzo 2018

Mirella Mazzeranghi donna indipendente durante la Grande Guerra


Un cast tutto al femminile dal 6 all’11 marzo 2018 al Teatro San Babila: Paola Gassman, Mirella Mazzeranghi, Paola Tiziana Cruciani e con Claudia Campagnola, Giulia Rupi in Tutte a Casa, diretto da Vanessa Gasbarri.


Mirella Mazzeranghi, noto volto televisivo e cinematografico, oltre ad aver lavorato per molto tempo in teatro in numerose produzioni sia con lo Stabile di Bolzano, sia in festival internazionali, costituisce anche una compagnia insieme a Paola Gassman, ed è già stata al San Babila con un altro grande successo, La vita non è un film di Doris Day. Ora, anche in concomitanza con la festa della donna, insieme alle quattro attrici, porta in scena, Tutte a casa, ambientata durante la prima guerra mondiale, quando le donne, poiché gli uomini si trovavano al fronte, si sono rimboccate le maniche e hanno iniziato a lavorare, in modo assiduo, nelle fabbriche e in altri luoghi, al posto dei mariti arruolati, oltre ad occuparsi della casa e dei figli. Racconta Mirella Mazzeranghi: «L’idea di Tutte a casa è nata un paio di anni fa, perché Franca De Angelis ha chiesto a me, a Paola Gassman e alla nostra amica e collega Lidia Biondi (che purtroppo non c’è più), se eravamo interessate  a dare vita a queste donne coraggiose durante la guerra del 1915-18,  raccontando le loro esperienze in chiave di commedia. Il testo ci è piaciuto molto, già dall’idea iniziale; poi abbiamo conosciuto la regista Vanessa Gasbarri, e altre attrici  si sono unite a noi, Paola Tiziana Cruciani, Claudia Campagnola, Giulia Rupi con le quali abbiamo costituito una troupe agguerritissima di donne.

Il mio personaggio, a differenza degli altri, è una donna che lavorava già, in una società, prima della guerra, aveva autonomia e indipendenza, così in questa nuova veste vengono riconosciute le sue qualità imprenditoriali e subisce una evoluzione importante: infatti verrà nominata amministratrice della stessa società, rivelando risvolti e spunti anche divertenti e comici.
Siamo molto contente di tornare a Milano, dopo l’ottima accoglienza che abbiamo ricevuto con La vita non è un film di Doris Day, quindi ci aspettiamo che l’accoglienza sia calorosa anche per questo nuovo spettacolo.  Inoltre ci troviamo molto bene con Marco Vaccari e con la nuova gestione del San Babila. Tra noi attrici siamo molto affiatate, ci divertiamo insieme e andiamo d’amore e d’accordo, ognuna tira fuori particolari chiavi interpretative, abbiamo rapporti positivi, e ne esce una bella energia che dal palcoscenico arriva alla platea.» Ar. C.


sabato 24 febbraio 2018

Le videointerviste al cast di "Ostaggi " di Angelo Longoni


Dal palcoscenico del Teatro San Babila di Milanoprima del debutto: 

cliccando sui nomi del cast  guardate i video


le videointerviste a 


MICHELAANDREOZZI

 JONIS BASCIR

PIETRO GENUARDI

GABRIELEPIGNOTTA

SILVANA BOSI

protagonisti di

OSTAGGI

scritto e diretto da ANGELO LONGONI



vi aspettano in teatro: " vi sorprenderemo con il testo di Longoni"





venerdì 16 febbraio 2018

Michela Andreozzi al San Babila


Michela Andreozzi con Jonis Bascir, Pietro Genuardi, Gabriele Pignotta, Silvana Bosi è protagonista di Ostaggi del nuovo testo del drammaturgo e regista Angelo Longoni. La compagnia sarà al Teatro San Babila di Milano dal 23 al 25 febbraio 2018.


L’attrice e drammaturga Michela Anderozzi, che ha lavorato molto al cinema e in tv, torna sempre con gioia a Milano, città che ama e in cui lavora sempre volentieri. Dal 23 febbraio è in scena al Teatro San Babila con Ostaggi di Angelo Longoni e così introduce il suo personaggio: «sono una ragazza romana, abbastanza semplice e vera, una che dice pane al pane, vino al vino, in modo diretto, un po’ alla volta nello spettacolo si scopre che ha fatto l’infermiera, ma, a causa della crisi economica,  si è messa a fare il mestiere più antico del mondo, ma in versione moderna, è una  escort 2.0, riceve al telefono, utilizza app e siti; è, tuttavia, una ragazza coraggiosa e verace, come sono io, stabilisce una grande empatia con gli altri ostaggi e con il sequestratore ed è doppio come tutti i personaggi di Longoni che è dura fuori ma morbida dentro. Angelo Longoni ha una sua tecnica drammaturgica strutturata in modo efficace e che fa presa sul pubblico: unisce comicità a fatti drammatici con un linguaggio chiaro e preciso, parlando anche di cose attuali. 

foto di Marina Alessi
Anche io quando scrivo per il teatro, ritengo che si debbano avere delle buone idee, utilizzando un proprio linguaggio. Quando ho scritto il mio primo film ho parlato di donne, oggi le fiction mettono spesso al centro le donne, ma al cinema se vuoi essere una regista, come sono io, devi lottare e devi darti da fare il doppio degli uomini e non arrenderti mai. Come negli altri settori, spesso il mondo del lavoro è maschile. Adesso sono felice di essere a Milano, debuttiamo nei giorni della settimana della moda e sono sicura che passeremo giorni piacevolissimi con il pubblico milanese del San Babila.» Ar. C.


giovedì 15 febbraio 2018

Risate amare in Ostaggi di Angelo Longoni

Il nuovo testo del drammaturgo e regista Angelo Longoni, Ostaggi, debutta al Teatro San Babila di Milano dal 23 al 25 febbraio 2018 con Michela Andreozzi, Jonis Bascir, Pietro Genuardi, Gabriele Pignotta, Silvana Bosi.


Torna al San Babila, il regista e drammaturgo Angelo Longoni con un suo nuovo testo, Ostaggi, incentrato su drammatici episodi di cronaca che si sono verificati in questi anni di crisi economica: «dal 2008, anno della crisi economica - racconta Longoni - si sono verificati molti casi, anche violenti e autolesionistici di imprenditori, che sono stati vessati dallo Stato, dalle banche, dai creditori, da Equitalia  e che sono andati fuori di testa, poiché non sono riusciti a pagare gli stipendi e a reggere allo stress emotivo e finanziario della propria condizione, così hanno commesso atti deprecabili, anche se in un certo modo giustificabili.
In Ostaggi racconto appunto la storia di un imprenditore disperato che prende in ostaggio alcune persone che si trovano in una panetteria, innescando reazioni imprevedibili tra gli ostaggi che rivelano le loro difficoltà e solidarizzano fra loro.  Al di là del fatto che questi gesti di disperazione possono essere criticabili rappresentano uno spaccato del paese che dura da 10 anni. Io non faccio il giornalista o il sociologo ma in teatro voglio rappresentare la realtà, così  tutto lo spettacolo è giocato su più livelli: si assiste a un momento drammatico, come un sequestro, ma in alcuni momenti subentra una vera comicità di situazioni. Quando si vuole trasmettere un contenuto, non bisogna dimenticarsi che si fa spettacolo e che l’attenzione dello spettatore va attirata, così mostrare azioni e comicità in scena funziona: gli ostaggi si rivelano imprevedibili, infatti sono tutti deboli socialmente, una ex infermiera diventata prostituta,  una signora anziana che sopravvive con una pensione da fame, un extracomunitario che viene denigrato, mentre il panettiere è l’unico attivo socialmente, che lavora e guadagna,  ma  è preso di mira dal furto, poi si rivela  razzista e usa luoghi comuni e dice ovvietà in cui in cui poi la maggior parte degli italiani si riconosce. Lo spettacolo sta riscuotendo grande successo perché il pubblico si riconosce nelle difficoltà e nei sentimenti dei personaggi.»


Angelo Longoni, che si è diplomato alla Paolo Grassi di Milano ed è vicedirettore del Centro di Drammaturgia Contemporanea afferma: «non si impara a scrivere solo con la scuola, bisogna avere una creatività innata e la voglia di esercitarsi, si impara a scrivere, scrivendo ed esercitandosi con costanza. Oggi ci sono molti autori italiani, ma bisogna sostenerli e farli conoscere, come stiamo facendo anche con il sito del Centro di Drammaturgia, in cui ogni autore può registrarsi e pubblicare i suoi testi così da avere maggior visibilità. Cerco di essere utili agli autori. L’Italia è un popolo provinciale, noi andiamo a teatro a vedere la drammaturgia degli altri paesi, ma poco ci informiamo sui nostri autori contemporanei: Inoltre è difficile che i paesi stranieri si occupino della nostra drammaturgia, quindi dobbiamo cercare di sprovincializzarci, anche promuovendo le traduzioni e gli scambi con altri paesi.» Ar. C.


giovedì 25 gennaio 2018

Barbara De Rossi, paladina dei diritti delle donne

Barbara De Rossi, da sempre in prima linea nella difesa dei diritti delle donne, torna al teatro San Babila dal 30 gennaio al 4 febbraio 2018, diretta e affiancata da Francesco Branchetti. Insieme sono protagonisti di una delicata storia sulle fasi dell’innamoramento, Il bacio dell’olandese Ger Thijs, testo rappresentato per la prima volta in Italia.


«L’idea è nata da Francesco Branchetti – racconta Barbara De Rossi - che conosceva il testo perché lui è un attento osservatore di tutto ciò che riguarda la nuova drammaturgia. Interpreto una donna più grande di me, già in pensione, una donna che vive nella provincia dell’Olanda, che, in un bosco, incontra uno sconosciuto. Entrambi si raccontano la loro infelicità, e, dopo l’iniziale diffidenza, si conoscono meglio e scoprono un'intesa fra le loro anime. Lui è un comico mancato, pieno di insicurezze, un personaggio un po’ surreale, una specie di folletto, anche molto buffo e tenero;  tra i due non scatta un'attrazione fisica, ma una profonda intesa di anime, un'attenzione  e una cura eccezionale dell’uno per l’altra che li aiuta a trovare un linguaggio comune così da esprimersi per quello che sono.»


Dall'amore come sentimento puro rappresentato a teatro, al dramma dell'amore che si trasforma in violenza, un problema che tocca molto la De Rossi che si dedica alla difesa dei diritti delle donne. Infatti, oltre a lavorare da tempo con l’Associazione Salvamamme, ha condotto in tv Amore criminale e ora conduce Il terzo indizio e racconta: «Da decenni le donne pagano con la vita un amore sbagliato. Dal 1998 con Salvamamme difendo i diritti civili per aiutare le donne; facciamo battaglie, scrivendo lettere al Consiglio dei Ministri, alla presidenza del Consiglio dei Ministri, perché ci sia una nuova legislatura. Da quando conduco programmi in tv su queste tematiche ho potuto arrivare a un pubblico più ampio: la tv abbraccia tanta gente e io ho potuto sensibilizzare il pubblico in modo più diretto. Lentamente le cose stanno cambiando, ma  ci vorranno anni di lotte e di battaglie e ogni processo evolutivo ha bisogno di tempo, perché  non è una cosa semplice educare ai sentimenti. Dobbiamo ricominciare dalla scuola con corsi di educazione all’affettività,  poiché la violenza sulle donne non ha collocazione geografica e sociale, ma, in modo trasversale, compisce tutti, quando in famiglia mancano certi valori. Noi facciamo incontri e convegni, ma soprattutto raccontiamo storie, grazie al lavoro dei volontari che è straordinario.  Anche io spendo il mio tempo con grande passione e impegno e con grande rispetto, seguo anche personalmente alcune donne e sento una grande responsabilità: infatti quando devi dire a una donna “lascia la tua casa e vai in un centro antiviolenza” diventi tu responsabile della sua decisione e della sua sicurezza. 

Bisogna fare vedere alle donne quello che rischiano e fare capire loro quali sono i primi segnali della violenza che possono degenerare. Quando in tv si presentano docufiction diventano uno strumento utile: usano un linguaggio immediato, ma non sono film,  sono storie vere con testimonianze, stralci degli atti processuali. Le donne devono vedere, non basta parlare! Inoltre mostrare cosa può succedere è un modo per non dimenticare le vittime di femminicidio, anche i familiari vogliono ricordare e non dimenticare! Un problema sono le frasi offensive che spesso si leggono sul web: alcune donne scrivono frasi vergognose contro persone che soffrono o hanno sofferto, ognuno si sente in grado di giudicare, è una vergogna!  Il web rischia di diventare quel luogo in cui ogni persona sfoga le sue frustrazioni con cattiveria, rischia così di diventare una delle cose peggiori di questo secolo.  Ascoltando tante storie drammatiche sono diventa più dura e non ho più pazienza, tutti dobbiamo fare qualcosa per aiutare le persone che rischiano di essere uccise, non dobbiamo permetterci invece di giudicare! » Ar.C.