giovedì 26 gennaio 2017

Sergio Muniz al Teatro San Babila


Dal 31 gennaio al 5 febbraio, al Teatro San Babila, debutta Cuori scatenati, la nuova commedia di Diego Ruiz, attore e drammaturgo, esperto nel mettere in scena complicati e divertenti rapporti di coppia. Fra i protagonisti, Francesca Nunzi, Diego Ruiz, Maria Lauria e Sergio Muniz che si racconta.

 
Sergio Muniz, diventato noto in Italia nella seconda edizione de L’isola dei Famosi nel 2004, e, dopo aver recitato in diverse fiction e al cinema, si dedica da tempo al teatro, sia nei musical, tra cui Full Monty - il musical, diretto da Massimo Piparo, sia in prosa (come recentemente Tr3s, regia di Chiara Noschese e Arsenico e vecchi merletti, regia di Giancarlo Marinelli).


Sergio Muniz racconta che, quando ha conosciuto il divertente teatro scritto e interpretato da  Diego Ruiz, ha deciso di lavorare con lui: “il mio produttore mi ha messo in contatto con Ruiz e, quando ho visto come lavora, anche senza leggere il testo della nuova commedia, che mi ha proposto,  ho accettato, avendo capito come domina e conosce bene i meccanismi del teatro. Ruiz scrive commedie politically correct, senza battute volgari e senza parolacce, non esprime una morale, ma mette in luce le esperienze umane e i rapporti di coppia attorno ai quali si muove il meccanismo comico, e poi porta il pubblico  a riflettere divertendosi.”
 

Muniz, che si è esibito anche nei musical, prosegue: “io sono un attore, ma mi piace anche cantare, ho già inciso due cd, e perciò sono contento di aver partecipato a musical, in grandi teatri in cui viene tutto amplificato, mentre per fare prosa puoi usare teatri anche più piccoli, in cui sei a più stretto contatto con il pubblico, e devi utilizzare un linguaggio diverso. In Italia spesso per allestire celebri musical stranieri si traducono, ma, dato che esistono bravissimi professionisti, vorrei che osassero di più e che creassero prodotti originali, come ha fatto Cocciante con Il gobbo di Notre Dame, che è una meraviglia! Anche Piparo quando ha portato Jesus Christ Superstar in inglese ha svolto un ottimo lavoro, se cambi le parole traducendole in italiano infatti cambia la musicalità e il prodotto diviene mediocre. Spesso i produttori però dicono che scrivendo opere nuove il prodotto non è vendibile, ma così limiti le capacità artistiche.”  

Un altro aspetto che Muniz apprezza dell’Italia è il rapporto con il pubblico: “Il pubblico cambia da regione a regione, da città a città, da serata a serata, - conclude - e il bello del teatro è proprio scoprire nuovi posti meravigliosi, e recitare nei teatri storici, che sono patrimonio culturale dell’Italia. Mentre a Londra o a Broadway è la gente che si muove per andare nei grandi teatri, nel vostro paese, in ogni paesino esiste un teatro storico, così si viaggia e, a volte, le tournée sono massacranti, ma sono un modo per conoscere e scoprire tanti bellissimi posti. Ora sono contento di debuttare il 31 gennaio al Teatro San Babila di Milano”. Ar. C.

 

 


giovedì 19 gennaio 2017

Edy Angellillo:" Anna, un personaggio che amo"

Edy Angelillo è Anna, madre apprensiva di un adolescente in L'amore migliora la vita di Angelo Longoni, una commedia ironica sul tema dell'omosessualità, ma anche sull'ipocrisia e sulla difficoltà di essere genitori. In scena al Teatro San Babila fino al 22 gennaio 2017

 



"Sono felice di recitare in teatro a Milano - racconta Edy Angelillo - fino a vent'anni ho vissuto a Milano, poi mi sono trasferita a Roma per dedicarmi a tempo pieno al cinema, alla televisione e al teatro".
Edy si prepara nel camerino del Teatro San Babila
Tra i suoi numerosi film figurano infatti Ratataplan diretta da Maurizio Nichetti, In viaggio con papà, con la regia di Alberto Sordi, La bruttina stagionata diretto da Anna Di Francisca, e, tra le fiction, due stagioni di Un medico in famiglia, le miniserie tv di Rai Uno, Madri in cui ha conosciuto il regista Angelo Longoni. Ora viene diretta da Angelo Longoni, anche autore del testo L'amore migliora la vita  in scena fino al 22 gennaio e dice: "Conosco Angelo da molti anni e avevo recitato in un suo atto unico ora è la prima volta che mi dirige: Longoni ti lascia libero, ti ascolta, è un bravissimo regista. Come autore  introduce nei suoi testi un cinismo, una cattiveria, ma  anche una forte umanità e i personaggi sono molto veri.
 

Il mio personaggio è Anna, una gattamorta, molto carina attaccatissima al figlio, la classica casalinga frustata ma che nasconde molti scheletri nell'armadio; tutti i personaggi della commedia sono ipocriti, cinici anche terrificanti,  nascondono qualcosa ma sono veri, sono umani. Io mi sono innamorata di questo personaggio, a volte mi fa orrore, ma ha delle batture molto divertenti. Quindi mi diverto molto ad interpretarlo e il pubblico si diverte molto.  Il teatro è la mia casa, è il mio sposo, il cinema  e la televisione sono amici, amanti, ci sono e non ci sono, infatti sul set  lavori in modo più frettoloso, poi c'è il montaggio, inizi dalla fine poi fai una parte iniziale e spesso non riconosci il prodotto finito. In teatro hai una lavoro di almeno un mese di preparazione, mentre sul set tutto è più veloce e, spesso, non conosci i tuoi compagni se non nel momento in cui devi girare la tua parte.  Mentre in teatro vivi con la compagnia, siamo una famiglia come quella immaginata da Longoni nella nostra commedia che vi aspetta al Teatro San Babila!" Ar.C.






mercoledì 18 gennaio 2017

Gli attori di "L'amore migliora la vita" presentano i loro personaggi

Nelle video interviste al Teatro San Babila di Milano, gli attori di L'amore migliora la vita, una commedia ironica, drammatica e divertente, scritta e diretta da Angelo Longoni, i protagonisti raccontano i loro personaggi, cliccate sul link  azzurro:

                                                        

Ettore Bassi è Franco: il portavoce dell'idee dell'autore

Giorgio Borghetti è Marco: un papà che vi sorprenderà

Edy Angelillo è Anna: una mamma che nasconde scheletri nell'armadio

Eleonora Ivone è Silvia: mamma intraprendente



martedì 10 gennaio 2017

Ettore Bassi dalla tv, al cinema al teatro a Milano debutta con un testo contro l’ipocrisia

Dal 17 al 22 gennaio al Teatro San Babila di Milano Ettore Bassi, Edy Angelillo, Eleonora Ivone, Giorgio Borghetti sono i protagonisti di L’amore migliora la vita, testo e regia di Angelo Longoni.


Ettore Bassi, attore di cinema, televisione e teatro racconta come è nato L’amore migliora la vita da un’idea di Angelo Longoni: “Longoni voleva parlare dell’ipocrisia contrariamente a quanto si voglia immaginare infatti il tema principale dello spettacolo non è l’omosessualità che diviene il pretesto per denunciare come oggi siamo presi da un perbenismo piccolo borghese finalizzato a mantenere inalterato il decoro personale di fronte agli altri. Due coppie di genitori infatti parlano dei figli omosessuali, senza chiedersi come mai non sono mai stati in grado di ascoltare i loro figli durante la loro crescita emotiva. I genitori si preoccupano solo delle conseguenze del fatto che i due ragazzi, diventati da poco maggiorenni, vogliano ora vivere apertamente il loro amore.
L’unico è proprio il mio personaggio, Franco, che è portatore del pensiero dell’autore e mette in scena il suo pensiero, anche se attraverso l’escamotage della scrittura scenica Longoni lo fa apparire antipatico, burbero, cinico, irruento: utilizza infatti un forte sarcasmo nel constatare come gli altri tre genitori non vedano la sostanza della situazione ma si preoccupino solo di salvare le apparenze. Un testo quindi che farà riflettere gli spettatori.”
Ettore Bassi spiega come cambia il modo di recitare a seconda del mezzo che si utilizza quando si recita in teatro rispetto a quando si recita in televisione o al cinema: “ sono aspetti diversi di un’unica medaglia: a teatro si vive con il corpo in modo diverso, infatti si prova una  tensione più fisica, più diretta,  la voce deve essere più possente perché deve arrivare fino alle ultime file, mentre, quando si recita davanti a una macchina da presa, bisogna prestare attenzione a ogni singola espressione, infatti sullo schermo cinematografico, per esempio, gli occhi appaiono come in una gigantografia, quindi bisogna mostrare una emozione che li percorra. In teatro devi fare apparire le emozioni con il movimento di tutto il corpo e con l’espressività della voce. Ora sono molto eccitato di recitare davanti al pubblico del Teatro San Babila di Milano, un pubblico molto ricettivo, molto attento e sensibile.”
Ettore Bassi ha interpretato molti personaggi e deve la sua popolarità a Carabinieri ma confida: “ho amato molto il personaggio di San Francesco in Francesco e Chiara, è stata una esperienza profonda, inoltre ho costruito totalmente il mio personaggio nel film Giuseppe Moscati - L'amore che guarisce, al fianco di Giuseppe Fiorello. Uno che avrei voluto avesse maggior risonanza è stato il pediatra, tenero e romantico, di Nati ieri, una serie tv, del 2007/2008: per prepararmi a tale ruolo ho svolto un tirocinio in ospedale, ho assistito, in incognita, ad alcuni parti, mi sono preso cura dei neonati e ho fatto i turni di notte in ospedale. Ora sarò un magistrato in La porta rossa, che andrà in onda a fine febbraio sulla Rai, ed è la prima serie paranormale della tv nazionale, con un fantasma che indaga sulla propria morte e una ragazzina con poteri mediatici. La porta rossa è una di quelle serie che si potrebbero vedere all’estero, non sono esterofilo, ma attualmente il livello della fiction è più alto e i paesi stranieri ci stanno insegnando come girare le fiction. Spero quindi sia seguita subito dalla prima puntata, ma intanto vi aspetto a teatro.” Ar.C.

venerdì 16 dicembre 2016

Roberto Vandelli, protagonista di Doppia Coppia, si racconta


 

Uno dei protagonisti di Doppia coppia, Roberto Vandelli, che lavora in televisione, cinema, teatro, si racconta. Doppia Coppia è in scena al San Babila fino a domenica 18 dicembre e per Capodanno

 
Quando ha iniziato a scoprire la sua passione per la recitazione?
Ho iniziato a fare teatro a Milano, al Teatro Girolamo in piazza Beccaria dove c’era la crota piemontese, un locale in cui  si andava quando si bigiava la scuola, così ho visto che lì vicino c’era un teatro e ho iniziato a lavorare lì come suggeritore. In questo modo ho visto nascere numerosi spettacoli degli anni '70-'80 e ho lavorato con Umberto Simonetta e Maurizio Micheli. Dopo un periodo di chiusura, so che, recentemente, lo storico Teatro Girolamo ha riaperto e ne sono felice, in una città come Milano un teatro che riapre è sempre una bella notizia.
Quali studi ha poi intrapreso e come alterna cinema, teatro e tv?
Ho frequentato l’Accademia dei Filodrammatici di Milano, in cui ho incontrata Marco Vaccari, con il quale ora sono in scena per Doppia Coppia.  Con Marco abbiamo condiviso numerose esperienze lavorative, anche in televisione, per esempio nella fiction Casa Vianello. Anche durante gli anni della scuola ho sempre affiancato allo studio esperienze diverse che mi formassero con una solida esperienza lavorativa sul campo, poiché lo studio e la teoria non basta. Ho sempre fatto l’attore scritturato e ho lavorato molto in tv, per esempio in Drive in con Ezio Greggio e Gianfranco D’Angelo, facevo scenette di raccordo tra uno sketch e l’altro e poi ho fatto molta pubblicità. Mi sono dedicato anche alle sit-comedy negli anni in cui Milano era un importante centro di produzione, lavorando con Gino Bramieri in I cinque del quinto piano, con Raimondo Vianello e Sandra Mondaini in Casa Vianello. Mi sono dedicato al cinema, recitando al fianco dei Luciana Littizzetto in Ravanello pallido e poi ho lavorato con Massimo Ranieri, un grande professionista,  nei musical e in Riccardo III di Shakespeare, successo della passata stagione, che si avvaleva anche delle musiche di Ennio Morricone. Recentemente al cinema ho portato Intarnet, un film con Giammarco Tognazzi, Remo Girone. E adesso sono tonato alla commedia con Doppia coppia e devo dire che ne sono felice poiché,  dopo un testo così drammatico come Riccardo III, avevo proprio voglia di fare qualcosa che mi divertisse e divertisse il pubblico.
Come sceglie a quale genere di spettacolo dedicarsi?

Oggi si lavora molto per contatti diretti e poi si partecipa a un casting e si viene selezionati, anche in televisione oggi non è facile, poiché le modalità cambiano. Una volta in corso Sempione a Milano al primo piano si trovava una stanza a posta per le scritture a cui ci si poteva rivolgere, mentre oggi tutto è dato in appalto.  

 
E per la prossima stagione cosa sta preparando?

Intanto il 31 dicembre vi aspetto per la doppia recita di Doppia Coppia: una alle 18 e una alle 22 con il brindisi con la Compagnia Teatro San Babila. Dopo questa commedia farò un mio spettacolo in teatro, un testo fantascientifico scritto da me con due colleghe della Paolo Grassi, Giulia Cailotto e Margherita Monga; si intitola Dev, cronache da un mondo perfetto in cui i protagonisti appaiono legati alle app che offrono le risposte necessarie, così non sanno più farsi domande e trovare da soli soluzioni, finché un’attrice decide di ribellarsi e deve decidere se tornare a una vita normale o rimanere in un mondo sommerso. Poi sto per girare un nuovo film con Michele Calì e i tre cantanti del Volo che rivelerà interessanti sorprese.  

sabato 10 dicembre 2016

Emanuela Rimoldi e la sua Sally di Doppia Coppia

Emanuela Rimoldi in Doppia Coppia è Sally. Ci racconta nelle videointerviste del suo personaggio e di sé:

La mia Sally, giocosa e passionale

Il debutto con la Compagnia del San Babila

Vi aspetto a teatro



Roberto Vandelli presenta Doppia Coppia

Roberto Vandelli, diplomato all'Accademia d'Arte Drammatica di Milano, attore di soap opera  in Vivere e attore di cinema, racconta il suo rapporto con il Teatro San Babila, il suo personaggio in Doppia coppia - in scena dal 13 al 18 dicembre - e vi invita a teatro nelle videointerviste:

La mia amicizia decennale con Marco Vaccari

Roger, il mio personaggio in Doppia coppia

vi aspettiamo al San Babila, anche per Capodanno!


venerdì 9 dicembre 2016

Marco Vaccari presenta Doppia coppia nelle videointerviste

Le video interviste a Marco Vaccari, regista ed interprete di Doppia coppia, in scena dal 13 al 18 dicembre e il 31 dicembre con due spettacoli.

Guardate le video interviste, cliccando sul titolo in azzurro.

Alla fine delle prove Vaccari racconta:

Il mio doppio ruolo in Doppia Coppia

La scelta di Doppia Coppia

mercoledì 7 dicembre 2016

Dal teatro di ricerca al Teatro San Babila con la mia bimba in camerino!


 

In Doppia Coppia di Derek Benfield, con la regia di Marco Vaccari, Maddalena Rizzi è Helen, moglie fedifraga che ha pianificato un fine settimana con il suo amante Geoff (Gianni Lamanna) e che, per una serie di divertenti equivoci, troverà nello stesso albergo il marito e la moglie del suo amante, tra i tentativi di Ferris (Marco Vaccari) di risolvere l’intricata questione.

 

 


Doppia coppia sarà in scena al San Babila dal 13 al 18 dicembre e il 31 dicembre con un doppio appuntamento alle ore 18 e alle ore 22.
Maddalena Rizzi è molto contenta di esibirsi al San Babila, infatti racconta: «dopo anni in cui ho lavorato a Roma, sono onorata  di tornare a Milano, la mia città, e, in particolare di esibirmi al Teatro San Babila, al quale con i miei genitori e i miei nonni eravamo abbonati e lo consideravamo il salotto di Milano.   Quindi per me debuttare in Doppia coppia qui è un ritorno in bello stile nella mia città. Inoltre sono stata scelta tramite un provino, e ne sono molto soddisfatta poiché oggi in teatro è raro fare provini per selezionare gli attori di una compagnia, come ha fatto invece Marco Vaccari e questo gli rende merito. »


Maddalena interpreta Helen, uno dei due personaggi femminili della commedia e afferma: «il testo ha un intento di satira sociale in cui le donne sembrano incarnare gli stereotipi: una è una vamp mentre il mio personaggio è goffo,  va in giro con i cioccolatini, ma poi la situazione finisce con un ribaltamento delle parti e le due donne ne escono impunite, nonostante  lo scambio tra marito e fidanzato, sono le donne a essere vincenti.»

Oggi Maddalena è mamma di una bambina e racconta come per una donna non sia facile conciliare lavoro e famiglia: «a volte temo di non farcela, vivi sempre in giro e mia figlia naturalmente viene con me, così ogni giorno mi alzo all’alba e quando vado in scena sono già stanca, ma poi salgo in palcoscenico e  mi ricarico!»  


La passione per il teatro per Maddalena è iniziata da un incontro casuale come racconta: «abitavo in via Abbiategrasso e al Teatro Ringhiera, oggi gestito da Serena Sinigaglia, c’era la scuola degli ex allievi della Paolo Grassi e il direttone del teatro mi ha fermato e mi ha chiesto se volevo fare teatro, mentre io volevo fare la storica dell’arte. Poi invece ho scelto di frequentare la Paolo Grassi, mi sono anche laureata in Sociologia con una tesi dedicata al teatro di ricerca in particolare sulla manifestazione "Teatri 90" organizzata da Antonio Calbi, e poi mi sono trasferita a Roma; ora tornare a Milano è tornare alle mie origini.» Ar.C.

martedì 6 dicembre 2016

In Doppia Coppia Emanuela Rimoldi rivela per la prima volta la sua vena comica

 

foto di Marcello Norberth

A Milano in Doppia coppia di Derek Benfield con la COMPAGNIA TEATRO SAN BABILA, per la regia Marco Vaccari, Emanuela Rimoldi è una brillante Sally dal 13 al 18 dicembre e il 31 dicembre con un doppio appuntamento alle ore 18 e alle ore 22.




Emanuela Rimoldi interpreta Sally, amante di Roger (Roberto Vandelli) che si reca in un hotel, in cui Ferris (Marco Vaccari) lavora sostituendo temporaneamente la sorella. Proprio nello stesso hotel arrivano inaspettatamente  i rispettivi coniugi della coppia clandestina, Helen (Maddalena Rizzi) e Geoff (Gianni Lamanna), anche loro fuggiti da casa per una sera, in una girandola di equivoci a cui Ferris deve far fronte per evitare che la “doppia coppia” si incontri.

La compagnia Teatro San Babila

Emanuela Rimoldi racconta la sua Sally: «è una donna sofisticata, rispetto ad Helen è più metropolitana e molto allegra, vive la sua prima esperienza extraconiugale in modo piccante ma anche solare, non sente l’angoscia e i sensi di colpa di Helen, che invece vuole nascondersi, vive male l’esperienza del tradimento come peccaminosa. Sally ha voglia di divertirsi, ma in realtà si annoierà molto, perché non si realizza nessuno dei suoi programmi, anche se lei fino all’ultimo non capisce quasi nulla di cosa le accade intorno, è svagata e leggera. Ho voluto rendere il mio personaggio brillante, fanciullesco e giocoso rispetto all’apparenza sofisticata che ha.»
foto di Marcello Norberth

Per la prima volta Emanuela recita al Teatro San Babila, dopo il recente Zio Vanja di Čechov con la regia di Filippo Gili. E aggiunge: «sono contenta di esibirmi per la prima volta in una vera e propria commedia dopo tanto teatro impegnato in cui ho spaziato da Čechov a Shakespeare; grazie a Marco Vaccari ho scoperto la mia parte comica e ora spero di proseguire in ruoli simili. Recito da quando sono piccola, prima in modo amatoriale, mi sentivo più a mio agio sul palco che fuori, infatti per me è una passione innata, però ho studiato, frequentando varie scuole di teatro, come l’Actor’s Studio. Da anni recito come professionista e ora misurarmi con una commedia è una bella esperienza: è una novità poter far emergere una parte divertente di me, che ho sempre tenuto un po’ in secondo piano, ma che i registi mettevano già in luce; ora sono contenta di sviluppare questa nuova linea. Recitare in una commedia è più complesso poiché la comicità ha tempi già stabiliti ed è più complicata da far funzionare bene. Ora considero la comicità una strada da percorrere ancora dato che per me è stata un nuova scoperta; per essere bravi comici, devi crederci e devi sentire il personaggio comico dentro di te, non puoi costruirlo e, quando lo hai dentro, le parti divertenti escono in modo spontaneo. Quindi ora vi aspetto al San Babila!» Ar. C.

giovedì 24 novembre 2016

lunedì 21 novembre 2016

Nicolas Vaporidis al suo debutto milanese in teatro al San Babila




 

Il noto attore cinematografico e televisivo, Nicolas Vaporidis è in scena, insieme a Luca Angeletti, Augusto Fornari, Toni Fornari e Laura Ruocco, dal 22 al 27 novembre 2016 al Teatro San Babila con la commedia Finché giudice non ci separi di Andrea Maia, Augusto Fornari, Toni Fornari, Vincenzo Sinopoli.

 

 

Dall’idea dei fratelli Fornari di allestire una commedia, ricca di situazioni esilaranti ma anche commoventi, sulla situazione e sulle problematiche relative ai separati, si è formata la compagnia che ha già portato in scena, con la regia di Augusto Fornari, Finché giudice non ci separi a Roma nella scorsa stagione e ora in tournée in tutta Italia. Tra i protagonisti l’attore Nicolas Vaporidis, che ha recitato in diversi film di successo, tra cui Notte prima degli esami (regia di Fausto Brizzi), Questa notte è ancora nostra (regia di Paolo Genovese e Luca Miniero), Femmine contro maschi (regia di Fausto Brizzi), e recentemente La ragazza dei miei sogni, regia di Saverio Di Biagio e All roads lead to Rome, regia di Ella Lemhagen.
Afferma Nicolas: «il processo naturale per ogni attore che si definisca tale è dedicarsi sia al teatro sia al cinema; bisogna avere una propensione a misurarsi in tutti i campi, altrimenti sarebbe come un cantante che non si esibisce dal vivo, sarebbe un artista a metà. Per usare una metafora quando un attore recita in teatro, rispetto al cinema, cambia il campo da gioco, perché lo strumento utilizzato è diverso: in teatro non ci sono inquadrature di primo piano come al cinema, ma si recita con un’energia diversa, infatti il teatro vive grazie alle capacità artistiche degli attori, che attraverso il pieno controllo delle proprie capacità e della performance, mettono in gioco ogni sera, senza filtri, il personaggio. Lo spettacolo dal vivo trasmette al pubblico l’emozione del "qui ed ora", che il cinema, per quanto coinvolgente, non può dare, perché non hai davanti attori in carne ed ossa che amplificano le sensazioni che così vengono vissute in empatia tra pubblico e palcoscenico. Il cinema arriva a un maggior numero di persone contemporaneamente ma, per quanto un film possa emozionare, non trasmette la stessa intensità del teatro.»

Il successo della tournée a Roma e in altri parti d’Italia è stato grande, infatti come prosegue Vaporidis «mi esibisco a Milano in teatro per la prima volta, al San Babila, per me è un vero e proprio debutto! Abbiamo riscosso successo dovunque perché il pubblico è sensibile alla tematica della separazione, ma anche alla modalità con cui la mettiamo in scena, in modo comico ma emozionate e commovente con una dose di comicità involontaria che  nasce dalle situazioni  che si creano: separati che lottano per gli alimenti e per vedere i propri figli, che provano dolore e disperazione, che hanno problemi economici ma che si fanno forza a vicenda, cercando di sdrammatizzare le situazioni in una girandola di equivoci che fanno divertire e, nello stesso tempo, riflettere.»

Nicolas Vaporidis, che ha iniziato giovanissimo a lavorare al cinema, conclude: «fare l’attore non è un lavoro facile, altrimenti chiunque lo farebbe, non è un lavoro come tutti i mestieri e, se non si è mossi da una forte passione, non bisogna scegliere di intraprendere tale carriera; non è un lavoro che procura equilibrio, non dà sicurezza economica, ci vuole una grande passione perché psicologicamente ti mette alla prova ogni volta, non è fatto di paillettes e feste, ma è un lavoro serio che coinvolge mente e  fisico a 360°, devi dedicargli tutto quello che hai, il tuo corpo e la tua vita, se lo fai seriamente.» Ar. C.

mercoledì 9 novembre 2016

Le video interviste ad Alessandro Benvenuti

L'attore e regista Alessandro Benvenuti in scena fino al 13 novembre al Teatro San Babila racconta come è nato il suo spettacolo Chi è di scena, un thriller teatrale e ci parla del suo decennale rapporto con il teatro San Babila


Guardate le videointerviste nel foyer del Teatro San Babila

Alessandro Benvenuti racconta:  I segreti di Chi è di scena

 Il rapporto di Alessandro Benvenuti con il San Babila: dall'amicizia con Mario Maramotti alla collaborazione con "due titani" Marco Vaccari e Fabio Albertazzi: la mia esperienza decennale al San Babila


lunedì 31 ottobre 2016

Il thriller teatrale di Benvenuti

Alessandro Benvenuti ritorna dall’8 al 13 novembre 2016 al Teatro San Babila di Milano, con il suo testo Chi è di scena, in cui recita, insieme a Paolo Cioni e a Maria Vittoria Argenti.


 
Da anni Benvenuti si dedica a un nuovo genere teatrale, il thriller in teatro, creando spettacoli in cui, attraverso colpi di scena, tiene gli spettatori con il fiato sospeso fino all’ultimo: dopo Due gocce d’acqua e Un comico fatto di sangue, in Chi è di scena, si assiste al mistero di un attore che da cinque anni è sparito nel nulla, finché un suo fan lo rintraccia e, tramite un’intervista, che rivelerà molte sorprese per gli spettatori, gli fa raccontare quello che è accaduto e il motivo per cui egli si è allontanato volontariamente dalle scene, mentre una giovane e misteriosa donna assiste in silenzio alla conversazione.

Alessandro Benvenuti spiega come è nato il suo interesse per il giallo, collegandolo al teatro: «Il thriller e il giallo sono la mia seconda passione, dopo il teatro: così, quando  posso, unisco i due generi, ma è difficile e affascinante farli funzionare drammaturgicamente, cioè evitare che siano in contrapposizione e che uno sovrasti l’altro, così è una scommessa che, tuttavia, mi stimola e mi porta a provare nuove strade. Chi è di scena è scaturito dall’incontro con Paolo Cioni, che ho conosciuto sul set della serie televisiva Sky I delitti del BarLume; dal desiderio di lavorare insieme è nato il mio nuovo testo, pensato per Cioni, giovane attore molto talentuoso che mi ha subito colpito; nello spettacolo Paolo intervista un uomo di teatro fuggito dalle scene e che, per la prima volta, accetta di parlare di sé, dopo un lungo silenzio. Oggi assistiamo a tanti episodi di cronaca nera, che spesso ci sconvolgono, ma nel mio testo, anche se non voglio rivelare nulla sul finale, per non togliere la sorpresa agli spettatori, posso dire che Chi è di scene è un inno all’amore e un inno al teatro che spesso, tra le arti dello spettacolo, viene considerato un genere minore, il mio così diventa anche un grido di dolore.»

Alessandro Benevenuti, che si è dedicato anche per molto tempo al cabaret, fin dai tempi dei Giancattivi, esprime un parere positivo sui giovani comici di oggi che si esibiscono dal vivo e in televisione: «ogni epoca ha i suoi attori che rispondono ai bisogni del tempo in cui viviamo, oggi si esibiscono comici interessanti e bravissimi che utilizzano il linguaggio dei social e della televisione, usando così il nuovo linguaggio. Bisogna però parlare con il cuore al cinema, in tv, in teatro e in tutti i generi di spettacolo: ritengo, infatti, che l'attore  debba raccontare una storia, come richiede il senso del nostro lavoro, come è la funzione del teatro, motivo per cui anche oggi hanno successo le storie di Shakespeare che contengono archetipi sempre validi. Anche attraverso la comicità possiamo trasmettere messaggi, si pensi per esempio ai film di Buster Keaton, ricchi di riflessioni e di contenuti, così anche oggi chi fa il nostro mestiere deve dimostrare come usare il proprio talento. Io, come regista di teatro, in questi anni ho incontrato moltissimi giovani in gamba, come Cioni e come Maria Vittoria Argenti, che ho scelto attraverso diversi provini. Mi  sono accorto che fra i giovani, al giorno d’oggi, esiste un'ottima qualità: la maggior parte dei ragazzi hanno voglia di impegnarsi e ne sono contento, dato che ho tre figlie giovani e dieci nipoti.»

Un attore come Benvenuti, che viaggia spesso per lavoro, conosce bene le varie tipologie di pubblico italiano e in particolare quello milanese di cui dice: «sono sempre stato critico verso Milano,  mentre ora mi sento a casa mia; Milano ha fatto un salto di qualità,  si è verificata una rinascita, come dicono anche le statistiche e  giornalisti, sarà stato l'effetto internazionale dell'Expo. E' sempre un piacere esibirsi a Milano con un pubblico esigente e preparato come anche quello del Teatro San Babila, dove sono stato anche anni fa e in cui sono molto contento di tornare.» Ar.C.


martedì 25 ottobre 2016

Davide Anzalone racconta il suo Arlecchino

Davide Anzalone in scena al Teatro San Babila, insieme alla giovane compagnia Cantina Rablè, racconta il suo Arlecchino servitore di due padroni con la regia di Carlo Boso

Guardate le videointerviste:

Il mio Arlecchino sul palco del San Babila

Il teatro mi ha salvato!

Le video interviste al regista di Arlecchino Carlo Boso

una foto delle prove con il maestro Boso
che dà indicazioni alla compagnia

Il regista Carlo Boso, maestro della scena e studioso della Commedia dell'arte,  ci racconta, alla fine della prove di Arlecchino servitore di due padroni in scena al Teatro San Babila  con la Cantina Rablè, fino al 30 ottobre il suo allestimento pensato anche per i giovani spettatori.

Guardate le video interviste:

L'attualità della Commedia dell'Arte

Arlecchino da Goldoni al dopoguerra

Arlecchino riscritto per i giovani




venerdì 21 ottobre 2016

Un Arlecchino reduce dalla campagna di Russia apre la stagione del Teatro San Babila


 

 

Apre la stagione del Teatro San Babila Arlecchino servitore di due padroni di Carlo Goldoni, con la regia e drammaturgia di Carlo Boso,  uno degli attori della celebre edizione di Giorgio Strehler.


Nella produzione della Compagnia Cantina Rablé, dal 25 al 30 ottobre, sono in scena David Anzalone (Arlecchino), Francesca Berardi (Jessica), Marco Chiarabini (Brasco), Erika Giacalone (Beatrice Vizzini), Teo Guarini (Onorevole Roma), Andrea Milano (Silvio Roma), Michele Pagliaroni (Lucky Lucania), Arianna Primavera (Clarice Bagnasco) e Guido Targetti (Bagnasco).

La compagnia Cantina Rablé, nata a Senigallia nel 2013 e attiva nella diffusione del teatro popolare italiano, si misura dal 25 ottobre 2016 al San Babila di Milano con una nuova edizione del celebre Arlecchino servitore di due padroni di Carlo Goldoni, con la regia e la drammaturgia di Carlo Boso, esperto della Commedia dell’Arte, che aveva anche recitato nella compagnia dell’Arlecchino di Giorgio Strehler e ora dirige l’Académie Internationale des Arts du Spectacle di Versailles.

Il protagonista è David Anzalone, un Arlecchino, che, reduce dalla campagna di Russia, si ingegna come è nelle caratteristiche della tradizione teatrale, ma vive nell’Italia del dopoguerra, tra mafiosi, politici e imprenditori corrotti.
David Anzalone con ironia e determinazione recita affrontando la sua disabilità e afferma: «ho scelto Arlecchino anche per lavorare sulla tematica di teatro e handicap, per parlare di diversità, utilizzando un classico come Arlecchino; da tempo lavoriamo a questo spettacolo con l’obbiettivo di valorizzare in Italia il teatro popolare, ma abbiamo voluto vedere come si poteva trattare questo testo, ambientandolo in epoca più contemporanea. L’idea del soggetto, che è mia e di Michele Pagliaroni, è nata dall’esigenza di parlare dell’Italia, il nostro paese che amiamo e odiamo nello stesso tempo. Abbiamo così voluto indagare sull’epoca in cui è nata la Repubblica, valorizzando i semi della società in cui anche noi viviamo.  Infatti ambientare Arlecchino nel periodo della ricostruzione post bellica, è finalizzato a descrivere il desiderio di creare un paese diverso, ma per poi scoprire che è purtroppo uguale a tanti altri: infatti Arlecchino è un reduce che torna in Italia e crede che il suo paese sia ora davvero diventato democratico e popolare, invece diviene vittima di nuovi e terribili “padroni”, come la mafia e la corruzione di potenti e politici. Il testo goldoniano è stato totalmente riscritto, dato che cambiano il linguaggio, le motivazioni e per la nostra compagnia è un onore essere diretti da Boso che ha scritto anche la drammaturgia.»
Nello spettacolo, come nella Commedia dell’Arte, viene utilizzato anche il dialetto, ma sottolinea Anzalone: «sul dialetto sussiste spesso un fraintendimento di base, anche Eduardo de Filippo faceva teatro dialettale; infatti il dialetto è una lingua che, oltre ad essere  musicale, deriva direttamente dalla radice del popolo, ma il problema  è che spesso viene usato per contenuti solo comici e di poco conto o viene  relegato nel mondo dilettantistico e folcloristico; la nostra compagnia, con il Centro Teatrale Centro Teatrale Senigalliese, invece è  nata proprio come impresa culturale per tenere in vita il teatro popolare ma non folcloristico e vedendo il nostro spettacolo al San Babila ve ne renderete conto.» Ar.C.
 

 

 

 

 

domenica 29 maggio 2016

La nuova stagione

La nuova stagione del Teatro San Babila sta per iniziare.

Seguiteci, troverete interviste e video inediti dei protagonisti...