sabato 24 ottobre 2015


Un inossidabile Molière al Teatro San Babila

 
 

Andrea Buscemi, Argante di Il malato immaginario e Nathalie Caldonazzo, nei panni di sua moglie Lucrezia, in attesa del debutto, ci hanno raccontato come hanno costruiti i loro personaggi, evidenziando che ancora oggi l’inconfondibile comicità di Molière lo rende un evergreen.


NATHALIE CALDONAZZO, dopo anni di successo in televisione tra cui nella storica trasmissione-varietà il Bagaglino di Pier Francesco Pingitore e cinematografici, da tempo si dedica con passione ed entusiasmo al teatro. La Caldonazzo ha interpretato alcuni classici, come gli shakespeariani La bisbetica domata, La dodicesima notte, con Oreste Lionello in una delle sue ultime interpretazioni, e Gli innamorati di Goldoni; ora ne Il malato immaginario di Molière, è Lucrezia, la seconda moglie di Argante, interpretato da Andrea Buscemi. «È una donna frivola - racconta Nathalie Caldonazzo - falsa, che finge un grande amore verso un marito che detesta, perché è sempre malato e lamentoso, ma gli resta accanto, perché è molto ricco; odia anche Angelica, figlia di primo letto, perché è segretamente innamorata del dottor Purgone con il quale Argante, interpretato da un fenomenale Buscemi, sta invece organizzando le nozze della figlia. Angelica, interpretata da Martina Benedetti, pur essendo ingenua, capisce benissimo che la matrigna ambisce al denaro del padre e cerca di smascherarla con l’aiuto della devota serva Tonina (Livia Castellana) che riserva molte attenzioni al suo padrone credendo anche alle sue malattie perché gli è affezionata.»

La Caldonazzo, che si sta dedicando anche al cinema con i recenti film Il mondo di mezzo che uscirà a gennaio con la regia di Massimo Scaglione e La scelta impossibile di Giuseppe Di Giorgio che sta girando a Pavia in questi giorni, è molto soddisfatta della sua esperienza teatrale, infatti aggiunge: «dopo il successo in televisione, ho capito che quello non era un mestiere adatto a me, così mi sono gettata a capofitto nel meraviglioso mondo del teatro, imparando molto, soprattutto dall’interpretazione degli autori classici che mi hanno fornito un notevole bagaglio di esperienze; mi sono  abituata ad esprimermi in un linguaggio diverso da quello quotidiano o a gestire ingombranti costumi di scena. Quando costruisco un personaggio, mando subito a memoria la parte e poi lavoro sulla sua caratterizzazione, trasferendo in esso le mie esperienze positive e negative, a seconda dei sentimenti che devo rappresentare, così da cesellarlo e da renderlo più credibile per il pubblico. Ho fatto così anche per la mia Lucrezia e adesso sono pronta per il debutto al San Babila di Milano.»

 

ANDREA BUSCEMI, noto volto televisivo e cinematografico, protagonista e regista di Il malato immaginario, spiega la sua scelta di dedicarsi a Molière: «il commediografo francese è inossidabile, è uno dei pochi autori di tutti i tempi ad essere considerato un evergreen, ha una marcia in più rispetto ai grandi come Shakespeare e Goldoni, perché ancora oggi possiamo ridere delle sue battute e della sua visione sarcastica dei difetti umani. Per me è un privilegio poter usare parole utilizzate in passato da un genio del meccanismo comico: infatti la cifra stilistica di Molière è l’umorismo, scriveva per far divertire il re e la sua corte. Nel mio allestimento ho voluto salvaguardare proprio l’aspetto farsesco: altre precedenti bellissime interpretazioni portatrici di messaggi diversi sottesi a Il malato immaginario, a mio parere, non hanno assolto a pieno il compito che Molière attribuisce ai suoi testi, cioè divertire.»

Argante nell’immaginario collettivo è diventato simbolo dell’ipocondria, una patologia che porta, credendosi malati senza esserlo, a chiudersi in se stessi e a non avere più rapporti con il mondo esterno. Come spiega Buscemi «il mio malato che vive appartato nel continuo tormento, nell’epilogo troverà una soluzione alle sue problematiche e capirà che la sua malattia è solo una fissazione. Per me è abbastanza facile affrontare questo ruolo, perché Moliere già indica nella sua drammaturgia le caratteristiche interpretative del personaggio e poi io mi sento anche un capocomico, come lui, perché ho la fortuna di dirigere una bella compagnia all’italiana composta di sette attori in un momento in cui, invece, tutto quello che è cultura e non è frivolezza, soffre. Ho la fortuna di portare in tournée una compagnia numerosa grazie al finanziamento di Peccioli, un piccolo comune vicino a Pisa, in cui sono il direttore artistico di un prestigioso Festival 11 Lune da cui transitano i più bei nomi del teatro.»
 

«Oggi la tv condiziona gli spettatori, così anche gli spettacoli teatrali vanno ridotti e adattati, ma io ho voluto conservare e mettere in luce l’aspetto comico di Molière, infatti dieci anni fa ho lavorato in Il borghese gentiluomo, sempre di Molière, con protagonista Giorgio Panariello, comico prettamente televisivo, che proveniva dai trionfi del varietà Torno sabato. La sua interpretazione è emblematica: Giorgio si travasò dalla tv alla recitazione teatrale di Molière, dimostrando che il commediografo francese deve semplicemente divertire; fu un grande successo, una conferma che servono i comici per valorizzare Molière, così anche la mia regia di Il malato immaginario ha una solida cifra comica.»

Andrea Buscemi, che da anni è anche direttore artistico di un’emittente televisiva pisana, ammette: «oggi se vuoi lavorare nello spettacolo, devi  saperti cimentare in tutto,  non puoi permetterti di fare solo teatro, se non a costo di gravi privazioni, anche se io lavorerei  solo in un palcoscenico settecentesco con i palchetti;  ora sono emozionato di recitare al Teatro San Babila di Milano, in cui  non sono mai stato, ma so che recitare lì è  un onore per i teatranti di tutta Italia,  è un pezzo di storia del teatro italiano, infatti quando dico ai miei colleghi che sto per recitare al San Babila, tutti dicono: “Ah! Il San Babila!» Ar.C.

 


 

 

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