venerdì 16 dicembre 2016

Roberto Vandelli, protagonista di Doppia Coppia, si racconta


 

Uno dei protagonisti di Doppia coppia, Roberto Vandelli, che lavora in televisione, cinema, teatro, si racconta. Doppia Coppia è in scena al San Babila fino a domenica 18 dicembre e per Capodanno

 
Quando ha iniziato a scoprire la sua passione per la recitazione?
Ho iniziato a fare teatro a Milano, al Teatro Girolamo in piazza Beccaria dove c’era la crota piemontese, un locale in cui  si andava quando si bigiava la scuola, così ho visto che lì vicino c’era un teatro e ho iniziato a lavorare lì come suggeritore. In questo modo ho visto nascere numerosi spettacoli degli anni '70-'80 e ho lavorato con Umberto Simonetta e Maurizio Micheli. Dopo un periodo di chiusura, so che, recentemente, lo storico Teatro Girolamo ha riaperto e ne sono felice, in una città come Milano un teatro che riapre è sempre una bella notizia.
Quali studi ha poi intrapreso e come alterna cinema, teatro e tv?
Ho frequentato l’Accademia dei Filodrammatici di Milano, in cui ho incontrata Marco Vaccari, con il quale ora sono in scena per Doppia Coppia.  Con Marco abbiamo condiviso numerose esperienze lavorative, anche in televisione, per esempio nella fiction Casa Vianello. Anche durante gli anni della scuola ho sempre affiancato allo studio esperienze diverse che mi formassero con una solida esperienza lavorativa sul campo, poiché lo studio e la teoria non basta. Ho sempre fatto l’attore scritturato e ho lavorato molto in tv, per esempio in Drive in con Ezio Greggio e Gianfranco D’Angelo, facevo scenette di raccordo tra uno sketch e l’altro e poi ho fatto molta pubblicità. Mi sono dedicato anche alle sit-comedy negli anni in cui Milano era un importante centro di produzione, lavorando con Gino Bramieri in I cinque del quinto piano, con Raimondo Vianello e Sandra Mondaini in Casa Vianello. Mi sono dedicato al cinema, recitando al fianco dei Luciana Littizzetto in Ravanello pallido e poi ho lavorato con Massimo Ranieri, un grande professionista,  nei musical e in Riccardo III di Shakespeare, successo della passata stagione, che si avvaleva anche delle musiche di Ennio Morricone. Recentemente al cinema ho portato Intarnet, un film con Giammarco Tognazzi, Remo Girone. E adesso sono tonato alla commedia con Doppia coppia e devo dire che ne sono felice poiché,  dopo un testo così drammatico come Riccardo III, avevo proprio voglia di fare qualcosa che mi divertisse e divertisse il pubblico.
Come sceglie a quale genere di spettacolo dedicarsi?

Oggi si lavora molto per contatti diretti e poi si partecipa a un casting e si viene selezionati, anche in televisione oggi non è facile, poiché le modalità cambiano. Una volta in corso Sempione a Milano al primo piano si trovava una stanza a posta per le scritture a cui ci si poteva rivolgere, mentre oggi tutto è dato in appalto.  

 
E per la prossima stagione cosa sta preparando?

Intanto il 31 dicembre vi aspetto per la doppia recita di Doppia Coppia: una alle 18 e una alle 22 con il brindisi con la Compagnia Teatro San Babila. Dopo questa commedia farò un mio spettacolo in teatro, un testo fantascientifico scritto da me con due colleghe della Paolo Grassi, Giulia Cailotto e Margherita Monga; si intitola Dev, cronache da un mondo perfetto in cui i protagonisti appaiono legati alle app che offrono le risposte necessarie, così non sanno più farsi domande e trovare da soli soluzioni, finché un’attrice decide di ribellarsi e deve decidere se tornare a una vita normale o rimanere in un mondo sommerso. Poi sto per girare un nuovo film con Michele Calì e i tre cantanti del Volo che rivelerà interessanti sorprese.  

sabato 10 dicembre 2016

Emanuela Rimoldi e la sua Sally di Doppia Coppia

Emanuela Rimoldi in Doppia Coppia è Sally. Ci racconta nelle videointerviste del suo personaggio e di sé:

La mia Sally, giocosa e passionale

Il debutto con la Compagnia del San Babila

Vi aspetto a teatro



Roberto Vandelli presenta Doppia Coppia

Roberto Vandelli, diplomato all'Accademia d'Arte Drammatica di Milano, attore di soap opera  in Vivere e attore di cinema, racconta il suo rapporto con il Teatro San Babila, il suo personaggio in Doppia coppia - in scena dal 13 al 18 dicembre - e vi invita a teatro nelle videointerviste:

La mia amicizia decennale con Marco Vaccari

Roger, il mio personaggio in Doppia coppia

vi aspettiamo al San Babila, anche per Capodanno!


venerdì 9 dicembre 2016

Marco Vaccari presenta Doppia coppia nelle videointerviste

Le video interviste a Marco Vaccari, regista ed interprete di Doppia coppia, in scena dal 13 al 18 dicembre e il 31 dicembre con due spettacoli.

Guardate le video interviste, cliccando sul titolo in azzurro.

Alla fine delle prove Vaccari racconta:

Il mio doppio ruolo in Doppia Coppia

La scelta di Doppia Coppia

mercoledì 7 dicembre 2016

Dal teatro di ricerca al Teatro San Babila con la mia bimba in camerino!


 

In Doppia Coppia di Derek Benfield, con la regia di Marco Vaccari, Maddalena Rizzi è Helen, moglie fedifraga che ha pianificato un fine settimana con il suo amante Geoff (Gianni Lamanna) e che, per una serie di divertenti equivoci, troverà nello stesso albergo il marito e la moglie del suo amante, tra i tentativi di Ferris (Marco Vaccari) di risolvere l’intricata questione.

 

 


Doppia coppia sarà in scena al San Babila dal 13 al 18 dicembre e il 31 dicembre con un doppio appuntamento alle ore 18 e alle ore 22.
Maddalena Rizzi è molto contenta di esibirsi al San Babila, infatti racconta: «dopo anni in cui ho lavorato a Roma, sono onorata  di tornare a Milano, la mia città, e, in particolare di esibirmi al Teatro San Babila, al quale con i miei genitori e i miei nonni eravamo abbonati e lo consideravamo il salotto di Milano.   Quindi per me debuttare in Doppia coppia qui è un ritorno in bello stile nella mia città. Inoltre sono stata scelta tramite un provino, e ne sono molto soddisfatta poiché oggi in teatro è raro fare provini per selezionare gli attori di una compagnia, come ha fatto invece Marco Vaccari e questo gli rende merito. »


Maddalena interpreta Helen, uno dei due personaggi femminili della commedia e afferma: «il testo ha un intento di satira sociale in cui le donne sembrano incarnare gli stereotipi: una è una vamp mentre il mio personaggio è goffo,  va in giro con i cioccolatini, ma poi la situazione finisce con un ribaltamento delle parti e le due donne ne escono impunite, nonostante  lo scambio tra marito e fidanzato, sono le donne a essere vincenti.»

Oggi Maddalena è mamma di una bambina e racconta come per una donna non sia facile conciliare lavoro e famiglia: «a volte temo di non farcela, vivi sempre in giro e mia figlia naturalmente viene con me, così ogni giorno mi alzo all’alba e quando vado in scena sono già stanca, ma poi salgo in palcoscenico e  mi ricarico!»  


La passione per il teatro per Maddalena è iniziata da un incontro casuale come racconta: «abitavo in via Abbiategrasso e al Teatro Ringhiera, oggi gestito da Serena Sinigaglia, c’era la scuola degli ex allievi della Paolo Grassi e il direttone del teatro mi ha fermato e mi ha chiesto se volevo fare teatro, mentre io volevo fare la storica dell’arte. Poi invece ho scelto di frequentare la Paolo Grassi, mi sono anche laureata in Sociologia con una tesi dedicata al teatro di ricerca in particolare sulla manifestazione "Teatri 90" organizzata da Antonio Calbi, e poi mi sono trasferita a Roma; ora tornare a Milano è tornare alle mie origini.» Ar.C.

martedì 6 dicembre 2016

In Doppia Coppia Emanuela Rimoldi rivela per la prima volta la sua vena comica

 

foto di Marcello Norberth

A Milano in Doppia coppia di Derek Benfield con la COMPAGNIA TEATRO SAN BABILA, per la regia Marco Vaccari, Emanuela Rimoldi è una brillante Sally dal 13 al 18 dicembre e il 31 dicembre con un doppio appuntamento alle ore 18 e alle ore 22.




Emanuela Rimoldi interpreta Sally, amante di Roger (Roberto Vandelli) che si reca in un hotel, in cui Ferris (Marco Vaccari) lavora sostituendo temporaneamente la sorella. Proprio nello stesso hotel arrivano inaspettatamente  i rispettivi coniugi della coppia clandestina, Helen (Maddalena Rizzi) e Geoff (Gianni Lamanna), anche loro fuggiti da casa per una sera, in una girandola di equivoci a cui Ferris deve far fronte per evitare che la “doppia coppia” si incontri.

La compagnia Teatro San Babila

Emanuela Rimoldi racconta la sua Sally: «è una donna sofisticata, rispetto ad Helen è più metropolitana e molto allegra, vive la sua prima esperienza extraconiugale in modo piccante ma anche solare, non sente l’angoscia e i sensi di colpa di Helen, che invece vuole nascondersi, vive male l’esperienza del tradimento come peccaminosa. Sally ha voglia di divertirsi, ma in realtà si annoierà molto, perché non si realizza nessuno dei suoi programmi, anche se lei fino all’ultimo non capisce quasi nulla di cosa le accade intorno, è svagata e leggera. Ho voluto rendere il mio personaggio brillante, fanciullesco e giocoso rispetto all’apparenza sofisticata che ha.»
foto di Marcello Norberth

Per la prima volta Emanuela recita al Teatro San Babila, dopo il recente Zio Vanja di Čechov con la regia di Filippo Gili. E aggiunge: «sono contenta di esibirmi per la prima volta in una vera e propria commedia dopo tanto teatro impegnato in cui ho spaziato da Čechov a Shakespeare; grazie a Marco Vaccari ho scoperto la mia parte comica e ora spero di proseguire in ruoli simili. Recito da quando sono piccola, prima in modo amatoriale, mi sentivo più a mio agio sul palco che fuori, infatti per me è una passione innata, però ho studiato, frequentando varie scuole di teatro, come l’Actor’s Studio. Da anni recito come professionista e ora misurarmi con una commedia è una bella esperienza: è una novità poter far emergere una parte divertente di me, che ho sempre tenuto un po’ in secondo piano, ma che i registi mettevano già in luce; ora sono contenta di sviluppare questa nuova linea. Recitare in una commedia è più complesso poiché la comicità ha tempi già stabiliti ed è più complicata da far funzionare bene. Ora considero la comicità una strada da percorrere ancora dato che per me è stata un nuova scoperta; per essere bravi comici, devi crederci e devi sentire il personaggio comico dentro di te, non puoi costruirlo e, quando lo hai dentro, le parti divertenti escono in modo spontaneo. Quindi ora vi aspetto al San Babila!» Ar. C.

lunedì 21 novembre 2016

Nicolas Vaporidis al suo debutto milanese in teatro al San Babila




 

Il noto attore cinematografico e televisivo, Nicolas Vaporidis è in scena, insieme a Luca Angeletti, Augusto Fornari, Toni Fornari e Laura Ruocco, dal 22 al 27 novembre 2016 al Teatro San Babila con la commedia Finché giudice non ci separi di Andrea Maia, Augusto Fornari, Toni Fornari, Vincenzo Sinopoli.

 

 

Dall’idea dei fratelli Fornari di allestire una commedia, ricca di situazioni esilaranti ma anche commoventi, sulla situazione e sulle problematiche relative ai separati, si è formata la compagnia che ha già portato in scena, con la regia di Augusto Fornari, Finché giudice non ci separi a Roma nella scorsa stagione e ora in tournée in tutta Italia. Tra i protagonisti l’attore Nicolas Vaporidis, che ha recitato in diversi film di successo, tra cui Notte prima degli esami (regia di Fausto Brizzi), Questa notte è ancora nostra (regia di Paolo Genovese e Luca Miniero), Femmine contro maschi (regia di Fausto Brizzi), e recentemente La ragazza dei miei sogni, regia di Saverio Di Biagio e All roads lead to Rome, regia di Ella Lemhagen.
Afferma Nicolas: «il processo naturale per ogni attore che si definisca tale è dedicarsi sia al teatro sia al cinema; bisogna avere una propensione a misurarsi in tutti i campi, altrimenti sarebbe come un cantante che non si esibisce dal vivo, sarebbe un artista a metà. Per usare una metafora quando un attore recita in teatro, rispetto al cinema, cambia il campo da gioco, perché lo strumento utilizzato è diverso: in teatro non ci sono inquadrature di primo piano come al cinema, ma si recita con un’energia diversa, infatti il teatro vive grazie alle capacità artistiche degli attori, che attraverso il pieno controllo delle proprie capacità e della performance, mettono in gioco ogni sera, senza filtri, il personaggio. Lo spettacolo dal vivo trasmette al pubblico l’emozione del "qui ed ora", che il cinema, per quanto coinvolgente, non può dare, perché non hai davanti attori in carne ed ossa che amplificano le sensazioni che così vengono vissute in empatia tra pubblico e palcoscenico. Il cinema arriva a un maggior numero di persone contemporaneamente ma, per quanto un film possa emozionare, non trasmette la stessa intensità del teatro.»

Il successo della tournée a Roma e in altri parti d’Italia è stato grande, infatti come prosegue Vaporidis «mi esibisco a Milano in teatro per la prima volta, al San Babila, per me è un vero e proprio debutto! Abbiamo riscosso successo dovunque perché il pubblico è sensibile alla tematica della separazione, ma anche alla modalità con cui la mettiamo in scena, in modo comico ma emozionate e commovente con una dose di comicità involontaria che  nasce dalle situazioni  che si creano: separati che lottano per gli alimenti e per vedere i propri figli, che provano dolore e disperazione, che hanno problemi economici ma che si fanno forza a vicenda, cercando di sdrammatizzare le situazioni in una girandola di equivoci che fanno divertire e, nello stesso tempo, riflettere.»

Nicolas Vaporidis, che ha iniziato giovanissimo a lavorare al cinema, conclude: «fare l’attore non è un lavoro facile, altrimenti chiunque lo farebbe, non è un lavoro come tutti i mestieri e, se non si è mossi da una forte passione, non bisogna scegliere di intraprendere tale carriera; non è un lavoro che procura equilibrio, non dà sicurezza economica, ci vuole una grande passione perché psicologicamente ti mette alla prova ogni volta, non è fatto di paillettes e feste, ma è un lavoro serio che coinvolge mente e  fisico a 360°, devi dedicargli tutto quello che hai, il tuo corpo e la tua vita, se lo fai seriamente.» Ar. C.

mercoledì 9 novembre 2016

Le video interviste ad Alessandro Benvenuti

L'attore e regista Alessandro Benvenuti in scena fino al 13 novembre al Teatro San Babila racconta come è nato il suo spettacolo Chi è di scena, un thriller teatrale e ci parla del suo decennale rapporto con il teatro San Babila


Guardate le videointerviste nel foyer del Teatro San Babila

Alessandro Benvenuti racconta:  I segreti di Chi è di scena

 Il rapporto di Alessandro Benvenuti con il San Babila: dall'amicizia con Mario Maramotti alla collaborazione con "due titani" Marco Vaccari e Fabio Albertazzi: la mia esperienza decennale al San Babila


lunedì 31 ottobre 2016

Il thriller teatrale di Benvenuti

Alessandro Benvenuti ritorna dall’8 al 13 novembre 2016 al Teatro San Babila di Milano, con il suo testo Chi è di scena, in cui recita, insieme a Paolo Cioni e a Maria Vittoria Argenti.


 
Da anni Benvenuti si dedica a un nuovo genere teatrale, il thriller in teatro, creando spettacoli in cui, attraverso colpi di scena, tiene gli spettatori con il fiato sospeso fino all’ultimo: dopo Due gocce d’acqua e Un comico fatto di sangue, in Chi è di scena, si assiste al mistero di un attore che da cinque anni è sparito nel nulla, finché un suo fan lo rintraccia e, tramite un’intervista, che rivelerà molte sorprese per gli spettatori, gli fa raccontare quello che è accaduto e il motivo per cui egli si è allontanato volontariamente dalle scene, mentre una giovane e misteriosa donna assiste in silenzio alla conversazione.

Alessandro Benvenuti spiega come è nato il suo interesse per il giallo, collegandolo al teatro: «Il thriller e il giallo sono la mia seconda passione, dopo il teatro: così, quando  posso, unisco i due generi, ma è difficile e affascinante farli funzionare drammaturgicamente, cioè evitare che siano in contrapposizione e che uno sovrasti l’altro, così è una scommessa che, tuttavia, mi stimola e mi porta a provare nuove strade. Chi è di scena è scaturito dall’incontro con Paolo Cioni, che ho conosciuto sul set della serie televisiva Sky I delitti del BarLume; dal desiderio di lavorare insieme è nato il mio nuovo testo, pensato per Cioni, giovane attore molto talentuoso che mi ha subito colpito; nello spettacolo Paolo intervista un uomo di teatro fuggito dalle scene e che, per la prima volta, accetta di parlare di sé, dopo un lungo silenzio. Oggi assistiamo a tanti episodi di cronaca nera, che spesso ci sconvolgono, ma nel mio testo, anche se non voglio rivelare nulla sul finale, per non togliere la sorpresa agli spettatori, posso dire che Chi è di scene è un inno all’amore e un inno al teatro che spesso, tra le arti dello spettacolo, viene considerato un genere minore, il mio così diventa anche un grido di dolore.»

Alessandro Benevenuti, che si è dedicato anche per molto tempo al cabaret, fin dai tempi dei Giancattivi, esprime un parere positivo sui giovani comici di oggi che si esibiscono dal vivo e in televisione: «ogni epoca ha i suoi attori che rispondono ai bisogni del tempo in cui viviamo, oggi si esibiscono comici interessanti e bravissimi che utilizzano il linguaggio dei social e della televisione, usando così il nuovo linguaggio. Bisogna però parlare con il cuore al cinema, in tv, in teatro e in tutti i generi di spettacolo: ritengo, infatti, che l'attore  debba raccontare una storia, come richiede il senso del nostro lavoro, come è la funzione del teatro, motivo per cui anche oggi hanno successo le storie di Shakespeare che contengono archetipi sempre validi. Anche attraverso la comicità possiamo trasmettere messaggi, si pensi per esempio ai film di Buster Keaton, ricchi di riflessioni e di contenuti, così anche oggi chi fa il nostro mestiere deve dimostrare come usare il proprio talento. Io, come regista di teatro, in questi anni ho incontrato moltissimi giovani in gamba, come Cioni e come Maria Vittoria Argenti, che ho scelto attraverso diversi provini. Mi  sono accorto che fra i giovani, al giorno d’oggi, esiste un'ottima qualità: la maggior parte dei ragazzi hanno voglia di impegnarsi e ne sono contento, dato che ho tre figlie giovani e dieci nipoti.»

Un attore come Benvenuti, che viaggia spesso per lavoro, conosce bene le varie tipologie di pubblico italiano e in particolare quello milanese di cui dice: «sono sempre stato critico verso Milano,  mentre ora mi sento a casa mia; Milano ha fatto un salto di qualità,  si è verificata una rinascita, come dicono anche le statistiche e  giornalisti, sarà stato l'effetto internazionale dell'Expo. E' sempre un piacere esibirsi a Milano con un pubblico esigente e preparato come anche quello del Teatro San Babila, dove sono stato anche anni fa e in cui sono molto contento di tornare.» Ar.C.


martedì 25 ottobre 2016

Davide Anzalone racconta il suo Arlecchino

Davide Anzalone in scena al Teatro San Babila, insieme alla giovane compagnia Cantina Rablè, racconta il suo Arlecchino servitore di due padroni con la regia di Carlo Boso

Guardate le videointerviste:

Il mio Arlecchino sul palco del San Babila

Il teatro mi ha salvato!

Le video interviste al regista di Arlecchino Carlo Boso

una foto delle prove con il maestro Boso
che dà indicazioni alla compagnia

Il regista Carlo Boso, maestro della scena e studioso della Commedia dell'arte,  ci racconta, alla fine della prove di Arlecchino servitore di due padroni in scena al Teatro San Babila  con la Cantina Rablè, fino al 30 ottobre il suo allestimento pensato anche per i giovani spettatori.

Guardate le video interviste:

L'attualità della Commedia dell'Arte

Arlecchino da Goldoni al dopoguerra

Arlecchino riscritto per i giovani




venerdì 21 ottobre 2016

Un Arlecchino reduce dalla campagna di Russia apre la stagione del Teatro San Babila


 

 

Apre la stagione del Teatro San Babila Arlecchino servitore di due padroni di Carlo Goldoni, con la regia e drammaturgia di Carlo Boso,  uno degli attori della celebre edizione di Giorgio Strehler.


Nella produzione della Compagnia Cantina Rablé, dal 25 al 30 ottobre, sono in scena David Anzalone (Arlecchino), Francesca Berardi (Jessica), Marco Chiarabini (Brasco), Erika Giacalone (Beatrice Vizzini), Teo Guarini (Onorevole Roma), Andrea Milano (Silvio Roma), Michele Pagliaroni (Lucky Lucania), Arianna Primavera (Clarice Bagnasco) e Guido Targetti (Bagnasco).

La compagnia Cantina Rablé, nata a Senigallia nel 2013 e attiva nella diffusione del teatro popolare italiano, si misura dal 25 ottobre 2016 al San Babila di Milano con una nuova edizione del celebre Arlecchino servitore di due padroni di Carlo Goldoni, con la regia e la drammaturgia di Carlo Boso, esperto della Commedia dell’Arte, che aveva anche recitato nella compagnia dell’Arlecchino di Giorgio Strehler e ora dirige l’Académie Internationale des Arts du Spectacle di Versailles.

Il protagonista è David Anzalone, un Arlecchino, che, reduce dalla campagna di Russia, si ingegna come è nelle caratteristiche della tradizione teatrale, ma vive nell’Italia del dopoguerra, tra mafiosi, politici e imprenditori corrotti.
David Anzalone con ironia e determinazione recita affrontando la sua disabilità e afferma: «ho scelto Arlecchino anche per lavorare sulla tematica di teatro e handicap, per parlare di diversità, utilizzando un classico come Arlecchino; da tempo lavoriamo a questo spettacolo con l’obbiettivo di valorizzare in Italia il teatro popolare, ma abbiamo voluto vedere come si poteva trattare questo testo, ambientandolo in epoca più contemporanea. L’idea del soggetto, che è mia e di Michele Pagliaroni, è nata dall’esigenza di parlare dell’Italia, il nostro paese che amiamo e odiamo nello stesso tempo. Abbiamo così voluto indagare sull’epoca in cui è nata la Repubblica, valorizzando i semi della società in cui anche noi viviamo.  Infatti ambientare Arlecchino nel periodo della ricostruzione post bellica, è finalizzato a descrivere il desiderio di creare un paese diverso, ma per poi scoprire che è purtroppo uguale a tanti altri: infatti Arlecchino è un reduce che torna in Italia e crede che il suo paese sia ora davvero diventato democratico e popolare, invece diviene vittima di nuovi e terribili “padroni”, come la mafia e la corruzione di potenti e politici. Il testo goldoniano è stato totalmente riscritto, dato che cambiano il linguaggio, le motivazioni e per la nostra compagnia è un onore essere diretti da Boso che ha scritto anche la drammaturgia.»
Nello spettacolo, come nella Commedia dell’Arte, viene utilizzato anche il dialetto, ma sottolinea Anzalone: «sul dialetto sussiste spesso un fraintendimento di base, anche Eduardo de Filippo faceva teatro dialettale; infatti il dialetto è una lingua che, oltre ad essere  musicale, deriva direttamente dalla radice del popolo, ma il problema  è che spesso viene usato per contenuti solo comici e di poco conto o viene  relegato nel mondo dilettantistico e folcloristico; la nostra compagnia, con il Centro Teatrale Centro Teatrale Senigalliese, invece è  nata proprio come impresa culturale per tenere in vita il teatro popolare ma non folcloristico e vedendo il nostro spettacolo al San Babila ve ne renderete conto.» Ar.C.
 

 

 

 

 

domenica 29 maggio 2016

La nuova stagione

La nuova stagione del Teatro San Babila sta per iniziare.

Seguiteci, troverete interviste e video inediti dei protagonisti...



 

domenica 8 maggio 2016

Le video interviste alle attrici di "La vita non è un film di Doris Day"

Le attrici  PAOLA GASSMAN, MIRELLA MAZZERANGHI,  PAOLA ROMAN presentano i loro personaggi di  LA VITA NON È UN FILM DI DORIS DAY di Mino Bellei in scena al Teatro San Babila fino al 15 maggio 2016


 

Guardate i video:

Paola Gassman:

Amalia, il mio personaggio controcorrente

Mirella Mazzeranghi:

La mia Angiolina

Paola Roman:

Amalia, eccentrica attrice

venerdì 6 maggio 2016

Mirella Mazzeranghi, insieme a Paola Gassman e Paola Roman, da stasera al San Babila



Da stasera al Teatro San Babila “La vita non è un film di Doris Day” di Mino Bellei, con la regia di Claudio Bellanti con Paola Gassman, Mirella Mazzeranghi e Paola Roman.




martedì 3 maggio 2016

Paola Gassman, la signora della scena, al San Babila dal 6 al 15 maggio 2016


 
 
 
 

Paola Gassman, figlia di Vittorio Gassman e di Nora Ricci, è una habitué del Teatro San Babila, in cui è di casa, sia in passato con il marito Ugo Pagliai, sia ora con le attrici Mirella Mazzeranghi e Paola Roman in una commedia amara scritta da Mino Bellei, La vita non è un film di Doris Day, infatti afferma: «sono molto legata al San Babila, ci sono stata molto volte, per me Milano è rappresentata dal San Babila, un teatro centrale come posizione e ricco di umanità in cui incontri un pubblico affezionato, con una programmazione  giusta  e consapevole, fatto non comune oggi.»

In La vita non è un film di Doris Day si racconta di tre donne sole che si incontrano sempre a Natale, raccontandosi le loro solitudini e dimostrando come la vita quotidiana della maggior parte delle persone non sia come quella raccontata nelle commedie americane interpretate dall’attrice Doris Day. «Il tema della vecchiaia –dice la Gassman -  è trattato in chiave comica, si assiste allo scontro fra tre personalità forti, che, durante il consueto ritrovo natalizio, rivelano tante verità della loro vita nascoste prima. Il mio personaggio  irriverente, una zitella ricca, ma molto egoista, afferma “io dico sempre la verità” ma che è sgradevole per gli altri. Le tre amiche hanno bisogno l’una dell’altra, poiché ognuna porta il peso della propria solitudine familiare, una ha un figlio che non la chiama mai, l’altra ha una mamma molto anziana a carico, quindi, pur litigando, non possono fare a meno l’una dell’altra poiché stare insieme è il loro momento di svago. È una vera commedia in cui si ride molto, ma anche con amarezza, così è una risata utile poiché denuncia le
problematiche delle donne anziane sole che hanno bisogno di ritrovarsi. Noi attrici viviamo questa situazione in scena sentendola nostra, dato che la nostra età è vicina a quella dei nostri personaggi. Noi crediamo molto in questo testo, infatti siamo anche diventate produttrici dello spettacolo.»



 
Nella sua lunga carriera di attrice teatrale Paola Gassman ha lavorato con grandi registi  come Luca Ronconi, prendendo parte alla storica messa in scena di Orlando furioso,  Massimo Castri, Luigi Squarzina, ha costituito poi compagnia con suo marito Ugo Pagliai e ora sottolinea come fare teatro oggi sia differente dal passato:  «sia i Teatri Stabili, ora Teatri Nazionali, sia le compagnie private non organizzano più lunghe tournée. Io ed Ugo siamo sempre stati scelti da registi e produttori per uno spettacolo che faceva tutta la stagione teatrale, ora invece bisogna organizzarsi tenendo nel cassetto diversi spettacoli pronti e proporli; per noi, che eravamo abituati ad essere guidati o dal regista o dal produttore, è una nuova avventura, anche divertente, poiché ci si cimenta anche nell’aspetto organizzativo, è dunque un nuovo modo di lavorare. Per esempio, oltre a “La vita non è un film di Doris Day”, lavoro con Pietro Longhi in “Maigret al Liberty Bar” con la regia di Silvio Giordani, in “Il balcone di Golda” di William Gibson su Golda Meir con le musiche di Luis Bacalov, prenderò parte alla rassegna “Una stanza tutta per lei” al Teatro Due di Roma, così compongo un anno lavorativo. Ora mi piace cambiare, mi piace l’idea di scegliere e di proporre, è una nuova modalità, ora anche i giovani se vogliono lavorare devono darsi da fare in prima persona, poi chissà   speriamo si ritoni a  un periodo più calmo e più redditizio.»


Nel 2007 Paola Gassman ha scritto il libro Una grande famiglia dietro le spalle (Marsilio editore), in cui racconta la sua famiglia d’arte, risalendo indietro nel tempo e rievocando le affascinanti storie delle compagnie teatrali: infatti parla oltre che di suo padre Vittorio, anche di sua madre, Nora Ricci, figlia di Renzo Ricci, sposato con l’attrice Margherita Bagni, nata in una famiglia di artisti, e che aveva lavorato con Ermete Zacconi. Infatti Paola Gassman afferma: «volevo scrivere della mia famiglia, di mio padre, che tutti conoscono grazie anche al cinema, ma anche dei grandi attori che sono stati mia mamma, i miei nonni, i miei bisnonni, che hanno lavorato solo in teatro. Volevo farli conoscere al grande pubblico ed è stato proprio mio papà quando ha scritto la sua autobiografia a dirmi “a te il compito di raccontare quella parte di famiglia che io non ho potuto raccontare.” Così io ho fatto un bellissimo viaggio, un amarcord che mi ha permesso di capire quello che sono io oggi e di scoprire che ho avuto una famiglia strana, ma straordinaria.»  Ar. C.

domenica 24 aprile 2016

venerdì 22 aprile 2016

Da stasera al San Babila: Francesco Branchetti dirige Medea con Barbara De Rossi

Dirigere Medea oggi:
il regista e attore Francesco Branchetti
spiega l’attualità dei classici





Francesco Branchetti, attore e regista, porta in scena, al Teatro San Babila di Milano, dal 22 aprile al 1 maggio, la drammatica storia di Medea nella versione di Jean Anouilh, uno dei più grandi autori del teatro francese del Novecento, nella traduzione di Giulio Cesare Castello.




Branchetti racconta: «da tempo avevo il sogno e il progetto di portare in scena Medea, poiché secondo me è un’occasione per proporre al pubblico contemporaneo l’indagine psicologica di Anouilh dei personaggi che dal mito classico di Euripide arrivano fino a noi. Quando abbiamo debuttato nella splendida cornice del Teatro Romano di Ostia antica abbiamo percepito l’emozione che il dramma di Medea - tradita da Giasone e matricida dei propri figli per punirlo – suscita negli spettatori. Il mito di Medea è intramontabile, oltre ad Euripide ed Anouilh, ne hanno parlato scrittori e poeti di ogni epoca, così sognavo di portarlo in scena da tempo. Quando Barbara De Rossi ha aderito al mio progetto, ho potuto realizzare il mio desiderio, dato che la Medea di Anouilh aveva avuto un unico allestimento di rilievo nel 1966 con la regia di Giancarlo Menotti e con protagonista Anna Magnani. Barbara De Rossi, che è tornata in teatro proprio per questo spettacolo, è l’interprete giusta sia dal punto di vista tecnico sia per il pathos che suscita, infatti è una attrice di grande generosità che lavora con irripetibile dedizione e impegno.»
La vicenda di Medea, che uccide i suoi figli per vendicarsi di Giasone (interpretato dallo stesso Branchetti), che sta per sposare la giovane Glauce, è ancora oggi tragicamente attuale nelle tante storie di matricidi: «il pubblico infatti rimane molto colpito – prosegue il regista - da quanto un testo di origine classica proponga una vicenda dei nostri giorni, così che il teatro diviene specchio dei tempi. Le musiche, pensate appositamente per lo spettacolo dal maestro Pino Cangialosi contribuiscono a mantenere la tensione e ad evocare i sentimenti estremi di Medea.» Ar. C.

lunedì 18 aprile 2016

Dal 22 aprile al 1 maggio, Barbara De Rossi è Medea al San Babila

Al Teatro San Babila di Milano dal 22 aprile al 1 maggio, l’attrice cinematografica e televisiva Barbara De Rossi che torna in teatro,  da cui mancava dal 1996 quando aveva recitato con Marco Columbro in L’anatra all’arancia, una commedia brillante.

 
Spiega la sua decisione di ritornare in teatro con una tragedia di matrice classica: «Medea nella versione di Jean Anouilh, è una donna molto moderna con un linguaggio efficace; ha una potenza tragica e drammatica fortissima con una grande possibilità espressiva, motivi per i quali ho scelto questo personaggio. Jean Anouilh è un autore del Novecento che ha riscritto il mito classico con un linguaggio moderno: io considero Medea una donna che ha vissuto un amore sbagliato, totale, assoluto, oltre ogni immaginazione. Medea uccide per Giasone, ma poi viene ripudiata poiché per interessi di stato Giasone deve sposare un’altra. Nella mia interpretazione metto in luce il senso di rifiuto che prova e quindi la sua sofferenza e la sua solitudine, finché non arriva a progettare il terribile piano di uccidere i suoi figli per punire l’amato.  Nella regia di Branchetti esplode in modo forte la volontà di vendetta e appaiono evidenti le arti magiche che la donna tradita vuole utilizzare per vendicarsi. Medea è un personaggio feroce, forte che affronta il male con disperazione e rabbia.»
 

Barbara De Rossi ha interpretato numerosi sceneggiati televisivi tra cui Storia d'amore e d'amicizia di Franco Rossi, e la Piovra diretta da Damiano Damiani con Michele Placido e ha recitato in moltissimi film, tra cui Così come sei e La cicala con la regia di Alberto Lattuada, si è esibita anche nei reality come Notti sul ghiaccio e Ballando con le stelle. Dice: «la televisione è sempre una forma di intrattenimento gradito al pubblico, anche se ci sono fiction belle e altre meno belle, ho provato anche quei reality in cui ho potuto mettermi alla prova o imparare qualcosa, come Ballando con le stelle poiché saper muovere bene il corpo è importante per un’attrice, ma anche Notti sul ghiaccio è stata una sfida che mi ha lasciato qualcosa. Ultimamente ho partecipato a sei corti che raccontano l’abbandono, la serie si intitola Dirsi addio e sarà tra poco nelle sale; inoltre mi rivedrete in Il bello delle donne e in Amore criminale, ma per il momento, l’adrenalina che mi trasmette il pubblico teatrale mi dà molte emozioni. Infatti in tv e al cinema alle donne di cinquanta e cinquantacinque anni vengono offerti solo ruoli stereotipati, viene dato poco spazio alle donne che hanno già maturato un’esperienza, questo è avvilente, invece nel teatro ci vengono affidati ruoli molteplici.» Ar. C.

sabato 9 aprile 2016

"Ciò che vide il maggiordomo" tra l’ironia di Wilde e il vaudeville di Feydeau

Dopo il debutto di ieri della Compagnia Teatro San Babila in Ciò che vide il maggiordomo di Joe Orton, con la regia di Marco Vaccari, in scena  fino al 17 aprile,  Enzo Giraldo, attore teatrale, televisivo e cinematografico, presentatore, si racconta.



Giraldo intrepreta il Dottor Prentice che nel suo studio psichiatrico vede sfilare una serie di divertenti personaggi: un’apprendista segretaria (Gloria Anselmi), la moglie nevrotica (Sonia Grandis), un ispettore sanitario (Francesco Parise), un maldestro fattorino d’albergo (Daniele Crasti), un poliziotto che indaga sulle stranezze della clinica (Gianni Lamanna).
Diplomatosi all’Accademia dei Filodrammatici e storico collaboratore del Teatro San Babila, Enzo Giraldo aveva già interpretato lo stesso ruolo nel primo allestimento della pièce diretto da Vaccari diciotto. Spiega quindi la comicità del drammaturgo inglese Orton, un autore “arrabbiato” che compisce il pubblico con le sue commedie “nere”: «Orton propone un teatro divertente, ma aggressivo, diverso dalla drammaturgia classica italiana, infatti è stato poco rappresentato dalle grandi compagnie in Italia. La sua comicità è a metà tra l’ironia di Oscar Wilde e il vaudeville di Feydeau, ma contiene la rabbia degli anni ‘60 mossa dalla coscienza molto forte dei giovani che animeranno la contestazione del ‘68. Orton mantiene l’effetto paradossale della situazione che propone con scambi di identità, equivoci, finalizzati a illustrare la non normalità; infatti viene messa in discussione la mentalità borghese della quale vengono rovesciati i punti di vista tradizionali.»

Giraldo sottolinea anche l’utilità di mettersi in discussione nella società contemporanea di oggi, seguendo il suggerimento della scrittura di Orton: «Oggi siamo abituati a un pensiero comune, evidenziato dai social in cui si deve apparire a tutti i costi con un pensiero omologato, evidenziato da chi urla più forte; invece Orton offre la possibilità di un pensiero diverso, più autonomo: nel nostro spettacolo attraverso una agnizione finale dei personaggi, che ricompongono il nucleo della famiglia tradizionale ma  dopo averne contestato e distrutto i luoghi comuni, si ricompone l’equilibrio. Cambiare punto di vista diviene così un’operazione aperta, illuminante che aiuta e alla fine tranquillizza lo spettatore, mostra che alla fine la famiglia, dopo essersi messa in discussione, ritorna, con più efficacia, ad essere parte fondamentale della nostra società.»
 Giraldo, cha ha lavorato con molti registi e attori -  tra i quali Dario Fo & Franca Rame, Andrèe Ruth Shammah, Franco Parenti, Peppino Patroni-Griffi, Mariano Rigillo, Vittorio Caprioli, Ilaria Occhini e Valeria Moriconi - racconta come è nata la sua passione per lo spettacolo: «dopo gli studi superiori, ho lavorato in radio in Veneto dove abitavo, poi ho iniziato un percorso di attore, seguendo alcuni laboratori teatrali con Marco Paolini, attore già allora di grande energia e di forte volontà che sondava nuovi modi di fare teatro prima con il corpo poi attraverso il teatro di narrazione; poi ho lavorato con alcune compagnie amatoriali e mi sono diplomato all’Accademia dei Filodrammatici e dall’84 faccio questo mestiere nelle varie forme: teatro, televisione, cinema. Lavoro con la voce, faccio formazione con le aziende sono un presentatore, utilizzo anche molto il microfono, sperimentando così modalità interpretative differenti. Formarsi in una scuola di teatro come l’Accademia dei Filodrammatici, che esiste da più di duecento anni, è stato fondamentale, mi ha dato molto, sia come uomo sia come professionista. Per fare questo mestiere la curiosità e l’umiltà sono fondamentali, ti devi mettere in ascolto con un atteggiamento non arrogante, aperto ai cambiamenti e alle meravigliose suggestioni di questo affascinante mestiere.» Ar.C.

sabato 2 aprile 2016

Andrea Schiavi, aiuto regista di Marco Vaccari presenta lo spettacolo

 

 

A pochi giorni dal debutto dell'8 aprile, Andrea Schiavi, storico collaboratore del Teatro San Babila e aiuto regista di Marco Vaccari per Ciò che vide il maggiordomo presenta lo spettacolo:

Cliccate su  la comicità secondo Orton

Ascoltate il racconto della sua esperienza al San Babila: io e il San Babila

venerdì 25 marzo 2016

Il video della Compagnia Teatro San Babila -debutto 8 aprile -

La Compagnia Teatro San Babila vi invita a teatro dall'8 al 17 aprile con CIÒ CHE VIDE IL MAGGIORDOMO di Joe Orton con la regia di Marco Vaccari.



Guarda il video, cliccando su: Vi aspettiamo a teatro

domenica 20 marzo 2016

Dall'8 al 17 aprile la nuova produzione del Teatro San Babila - le videointerviste -


La Compagnia Teatro San Babila

debutta l'8 aprile in CIÒ CHE VIDE IL MAGGIORDOMO di Joe Orton

con la regia Marco Vaccari.


 
In anteprima, le video interviste realizzate durante le prove agli attori della commedia Ciò che vide il maggiordomo. La commedia è ambientata in  un ospedale psichiatrico in cui  si intrecciano le vicende di sei personaggi alla ricerca della propria identità tra divertenti sketch e colpi di scena. La regia è di Marco Vaccari, direttore artistico del Teatro San Babila.
Di seguito  i protagonisti e le loro autopresentazioni:
 
Dottor Prentice FRANCESCO PARISE, lo psichiatra responsabile della clinica

Chi è il  Dottor Prentice ?


 
 
 
 

Geraldine Barclay GLORIA ANSELMI, una giovane segretaria e Nicholas Beckett DANIELE CRASTI

Le loro videointerviste: dal palco durante le prove ci presentiamo



 





La Signora Prentice SONIA GRANDIS, moglie dello psichiatra direttore della clinica

I segreti della signora Prentice: Sonia Grandis

 

 
 
 
Dottor Rance ENZO GIRALDO, il supervisore del ministero mandato a controllare l’operato del collega psichiatra

 Guardate la videointervista: Enzo Giraldo



 
 
 
 
 
 
 
Sergente Match GIANNI LAMANNA,  un sergente di polizia che indaga sulla scomparsa dei frammenti di una statua di Winston Churchill

La sua autopresentazione: La polizia indaga