mercoledì 27 gennaio 2016

lunedì 25 gennaio 2016

Paola Gassman, la signora della scena, sarà al San Babila a maggio 2016


 
 
 
 

Paola Gassman, figlia di Vittorio Gassman e di Nora Ricci, è una habitué del Teatro San Babila, in cui è di casa, sia in passato con il marito Ugo Pagliai, sia ora con le attrici Lydia Biondi  e Mirella Mazzeranghi in una commedia amara scritta da Mino Bellei, La vita non è un film di Doris Day, infatti afferma: «sono molto legata al San Babila, ci sono stata molto volte, per me Milano è rappresentata dal San Babila, un teatro centrale come posizione e ricco di umanità in cui incontri un pubblico affezionato, con una programmazione  giusta  e consapevole, fatto non comune oggi.»

In La vita non è un film di Doris Day si racconta di tre donne sole che si incontrano sempre a Natale, raccontandosi le loro solitudini e dimostrando come la vita quotidiana della maggior parte delle persone non sia come quella raccontata nelle commedie americane interpretate dall’attrice Doris Day. «Il tema della vecchiaia –dice la Gassman -  è trattato in chiave comica, si assiste allo scontro fra tre personalità forti, che, durante il consueto ritrovo natalizio, rivelano tante verità della loro vita nascoste prima. Il mio personaggio  irriverente, una zitella ricca, ma molto egoista, afferma “io dico sempre la verità” ma che è sgradevole per gli altri. Le tre amiche hanno bisogno l’una dell’altra, poiché ognuna porta il peso della propria solitudine familiare, una ha un figlio che non la chiama mai, l’altra ha una mamma molto anziana a carico, quindi, pur litigando, non possono fare a meno l’una dell’altra poiché stare insieme è il loro momento di svago. È una vera commedia in cui si ride molto, ma anche con amarezza, così è una risata utile poiché denuncia le
problematiche delle donne anziane sole che hanno bisogno di ritrovarsi. Noi attrici viviamo questa situazione in scena sentendola nostra, dato che la nostra età è vicina a quella dei nostri personaggi. Noi crediamo molto in questo testo, infatti siamo anche diventate produttrici dello spettacolo.»



 
Nella sua lunga carriera di attrice teatrale Paola Gassman ha lavorato con grandi registi  come Luca Ronconi, prendendo parte alla storica messa in scena di Orlando furioso,  Massimo Castri, Luigi Squarzina, ha costituito poi compagnia con suo marito Ugo Pagliai e ora sottolinea come fare teatro oggi sia differente dal passato:  «sia i Teatri Stabili, ora Teatri Nazionali, sia le compagnie private non organizzano più lunghe tournée. Io ed Ugo siamo sempre stati scelti da registi e produttori per uno spettacolo che faceva tutta la stagione teatrale, ora invece bisogna organizzarsi tenendo nel cassetto diversi spettacoli pronti e proporli; per noi, che eravamo abituati ad essere guidati o dal regista o dal produttore, è una nuova avventura, anche divertente, poiché ci si cimenta anche nell’aspetto organizzativo, è dunque un nuovo modo di lavorare. Per esempio, oltre a “La vita non è un film di Doris Day”, lavoro con Pietro Longhi in “Maigret al Liberty Bar” con la regia di Silvio Giordani, in “Il balcone di Golda” di William Gibson su Golda Meir con le musiche di Luis Bacalov, prenderò parte alla rassegna “Una stanza tutta per lei” al Teatro Due di Roma, così compongo un anno lavorativo. Ora mi piace cambiare, mi piace l’idea di scegliere e di proporre, è una nuova modalità, ora anche i giovani se vogliono lavorare devono darsi da fare in prima persona, poi chissà   speriamo si ritoni a  un periodo più calmo e più redditizio.»


Nel 2007 Paola Gassman ha scritto il libro Una grande famiglia dietro le spalle (Marsilio editore), in cui racconta la sua famiglia d’arte, risalendo indietro nel tempo e rievocando le affascinanti storie delle compagnie teatrali: infatti parla oltre che di suo padre Vittorio, anche di sua madre, Nora Ricci, figlia di Renzo Ricci, sposato con l’attrice Margherita Bagni, nata in una famiglia di artisti, e che aveva lavorato con Ermete Zacconi. Infatti Paola Gassman afferma: «volevo scrivere della mia famiglia, di mio padre, che tutti conoscono grazie anche al cinema, ma anche dei grandi attori che sono stati mia mamma, i miei nonni, i miei bisnonni, che hanno lavorato solo in teatro. Volevo farli conoscere al grande pubblico ed è stato proprio mio papà quando ha scritto la sua autobiografia a dirmi “a te il compito di raccontare quella parte di famiglia che io non ho potuto raccontare.” Così io ho fatto un bellissimo viaggio, un amarcord che mi ha permesso di capire quello che sono io oggi e di scoprire che ho avuto una famiglia strana, ma straordinaria.»  Ar. C.
 
 
 

 

 

sabato 23 gennaio 2016

Lydia Biondi tra cinema, fiction e teatro

Quando parla della commedia “La vita non è un film di Doris Day”, scritta da Mino Bellei, in scena al San Babila dal 6 al 15 maggio, Lydia Biondi sottolinea subito, con la verve che la caratterizza, il clima di amicizia che la lega alle sue colleghe di scena, Paola Gassman, Mirella Mazzeranghi.

Afferma infatti: «le mie colleghe sono anche amiche, abbiamo scelto insieme di interpretare la storia di tre donne che si incontrano il giorno di Natale per interrompere la loro vita solitaria. Stavamo già lavorando insieme quando venne a trovarci un mio ex allievo, dicendo “vi ho portato un testo perfetto per voi, data la vostra sintonia in scena.”
Lo abbiamo tenuto per un po’ nel cassetto, poi Paola ha preso l’iniziativa e così lo abbiamo messo in scena. Noi sul palcoscenico raccontiamo di tre amiche, ma lo siamo anche nella vita, così parliamo anche di noi stesse; è un testo aperto che si presta anche all’improvvisazione. Io interpreto un’attrice un po’ svampita che pensa solo ad apparire, così mi diverto perché è un personaggio completamente diverso da come sono io nella realtà. Ora sono molto contenta di venire al San Babila di Milano: fare teatro qui ti consente anche di creare un ponte tra Milano e Roma, città che altrimenti sarebbero teatralmente lontane, poiché sono realtà differenti.»
Lydia Biondi, noto volto televisivo e cinematografico, concilia con disinvoltura le varie arti dello spettacolo, infatti afferma: «spazio dal cinema al teatro, poiché gli orari quotidiani di lavoro sono diversi, per il cinema si è impegnati anche dalle cinque del mattino, ma si finisce nel pomeriggio, mentre in teatro, a parte le prove, si lavoro spesso di sera. Certo è sempre meglio non accumulare troppe attività insieme, ma quando mi capitano lavori interessanti contemporaneamente, mi fa piacere dedicarmi a tutte le attività. Teatro e cinema infatti sono sfaccettature di una stessa arte; quando è fatto bene è molto interessante fare cinema, ci sono settori specifici che contribuiscono alla riuscita di un film che mi affascinano.»
Tra i film di Lydia,  figura anche “Sole a catinelle”, girato l’anno scorso con Checco Zalone, fenomeno cinematografico del momento con il recente “Quo vado?” «Checco è così anche nella vita, sono quegli attori che portano al pubblico la propria personalità, poi, se sono bravi, diventano ottimi attori. Per quello che ho avuto modo di conoscerlo, Zalone è colto, gentile, un ottimo musicista, una persona di tutto rispetto, mette in scena se stesso con la sua ironia, sono molto felice del suo attuale successo.» Ar. C.

venerdì 22 gennaio 2016

martedì 12 gennaio 2016

Cinzia Spanò, attrice multiforme in scena anche sabato 23 gennaio alle 20.30 e domenica 24 gennaio alle 15.30.

La pluripremiata attrice Cinzia Spanò spazia con disinvoltura da un ruolo all’altro con la grinta e la professionalità che la contraddistingue

 



Cinzia Spanò, dopo il diploma all’Accademia dei Filodrammatici di Milano, si misura in ruoli differenti, diretta da grandi registi come Massimo Castri e Antonio Latella, Massimo Navone.
In scena ora con il ruolo brillante di una moglie tradita e che tradisce il marito in “Toccata e fuga”, caratterizza il suo personaggio con ironia e destrezza, e racconta come per un’attrice sia stimolante ma anche complesso scegliere i ruoli da interpretare: «la parte più difficile del nostro lavoro è continuare a lavorare, io prediligo alcune tipologie di personaggi e alcune corde interpretative che si adattano meglio alle mie caratteristiche, anche se mi piacciono molto anche i ruoli brillanti come quello che sto interpretando ora in “Toccata e fuga”, in cui esagero anche la caratterizzazione, mi diverto. Tuttavia preferisco interpretazioni più tormentate che mi piace studiare a fondo. Appena uscita dall’Accademia avevo già interpretato “Toccata e fuga”, oramai vent’anni fa, nel ruolo dell’amante, ora sono contenta di tornare ad interpretare un altro personaggio, poiché mi trovo bene nella Compagnia del Teatro San Babila e perché è una commedia vivace e genuina di puro intrattenimento.»



Cinzia Spanò ricorda i registi che sono  stati per lei maestri che ha incontrato dopo essersi diplomata ai Filodrammatici, e da cui ha imparato molto: «quando passi attraverso l’insegnamento di alcuni maestri, non sei più la stessa: ho imparato molto da Massimo Castri quando mi ha diretta in “Madame de Sade” di Yukio Mishima. Eravamo tutte donne e, dopo una stimolante prova a tavolino durata  18 giorni,  tantissimi nell’economia dell’allestimento di uno spettacolo,  abbiamo imparato una lettura psicanalitica che Castri riusciva  a fare per questi personaggi femminili, cesellando alcuni passaggi dell’animo femminile che per noi donne sono stati una rivelazioni. Poi il mio maestro è  stato Latella; con lui ho affrontato autori molto importanti, con lui ho imparato l’etica di stare in scena:  gli spettacoli si fanno perché nel testo è sottesa una urgenza, una necessità. Anche oggi quando scelgo uno spettacolo, penso sempre che ci deve essere un motivo profondo per cui interpretarlo, come ho fatto per esempio nel mio testo “Marilyn mon amour”, o nel mio adattamento di  “A Nome Tuo”, tratto dall’omonimo romanzo di Mauro Covacich sul poter scegliere la fine della propria vita, scritto dopo il caso di Eluana Englaro, o  ne “Il vicario” di Rolf Hochhuth sul silenzio della chiesa durante le deportazioni ebraiche. Il teatro deve fare emergere domande, adeguarsi al tempo in cui si vive, noi attori dobbiamo assumerci la responsabilità di trasmettere dei messaggi al pubblico.  Al San Babila sussiste la bella tradizione di incontrare il pubblico nel foyer alla fine dello spettacolo, è un valore aggiunto, poiché il confronto attore/spettatore diviene un efficace  modo di riflettere insieme.» Ar.C.


lunedì 11 gennaio 2016

Gloria Anselmi fra teatro, pubblicità e fiction in scena anche sabato 23 gennaio alle 20.30 e domenica 24 gennaio alle 15.30.


Gloria Anselmi che da molto tempo fa parte della compagnia del Teatro San Babila nella commedia Toccata e fuga in scena ancora dal 15 al 17 gennaio interpreta la giovane e affascinate amante che sconvolge gli equilibri fra i personaggi.


Gloria che, oltre ad essersi laureata in scienze della comunicazione, si è diplomata al Corso di teatro Quelli di Grock a Milano e ha seguito diversi corsi tra cui un Corso di  Doppiaggio al Centro Teatro  Attivo e alla Scuola sperimentale di Cinematografia, spazia dalla pubblicità, alla web tv, al cinema. Racconta come per una bella ragazza non sia sempre semplice poter scegliere i ruoli nel mondo dello spettacolo poiché spesso la bellezza può diventare un limite quando vengono proposti solo personaggi stereotipati sulle caratteristiche fisiche così da non poter interpretare registri differenti.
Infatti Gloria confida: «nella mia carriera di attrice faccio spesso provini anche per ruoli differenti, ma spesso mi scelgono per interpretare la ragazza carina -  come nella fiction Io e Margherita con Enrico Beruschi e Margerita Fumero, che ha avuto molto successo -  mentre mi piacerebbe fare ruoli comici, buffi, esagerati, ma anche parti drammatiche; per il cinema poi è difficilissimo anche solo sostenere il provino, perché spesso i casting sono blindati.  Quando ho interpretato la parte drammatica di una donna malata di sclerosi multipla per una serie web, dal titolo “Io non sclero”,  ho amato molto questo ruolo che mi ha dato la possibilità di toccare altre corde, ma in Italia quando ti identificano con un ruolo è un po’ difficile uscirne.»


La sua passione per la recitazione è nata e cresciuta  con il tempo, infatti Gloria ricorda il momento preciso in cui ha scoperto l’interesse per il teatro: «non ho iniziato a recitare da bambina, facevo  judo e danza classica, ma ho capito che non era la mia strada quando  al liceo sono venuti due attori della scuola Paolo Grassi a fare la prova di una scena di “Amleto.”
Sono rimasta affascinata dalle indicazioni del regista a uno dei personaggi che doveva entrare in scena gridando “chi è là” : il regista ha fatto ripetere la battuta fino a che  una semplice frase non è diventata davvero sentita, l’attore è entrato di scena di spalle, muovendosi quasi a tentoni e il suo “chi è là” è uscito sommesso, quasi balbettato. In questo modo ho capito che in teatro l’attore deve trasmettere sentimenti, così  ho iniziato a studiare teatro. Ora sono felice di recitare in “Toccata e fuga” diretta da Marco Vaccari che conosco da tempo, inoltre nella compagnia c’è una grande sintonia sia in scena sia dietro le quinte, infatti ci aiutiamo a vicenda. Quando in uno spettacolo si verifica armonia nel cast, si riesce a lavorare meglio e Marco sa creare un gruppo coeso, ti fa sentire a proprio agio e ti consiglia, così nella Compagnia del Teatro San Babila si lavora davvero bene!» Ar. C.

sabato 9 gennaio 2016

Gli attori di Toccata e fuga durante gli applausi




Sta riscuotendo grande successo la commedia degli equivoci Toccata e fuga in scena al Teatro San Babila anche nelle date 8-10 gennaio e 15-17 gennaio

 




La compagnia del teatro San Babila composta da Cinzia Spanò, Vera Castagna, Gloria Anselmi, Gigi Sammarchi, diretta da Marco Vaccari, anche attore, vi aspetta a teatro




 
Marco Vaccari racconta la scelta di una commedia dal meccanismo comico perfetto, basata sugli equivoci tra marito, moglie e amanti: «uno spettacolo comico è sempre bene accolto perché la gente ha voglia di divertirsi; certo dipende da come è fatto, bisogna sapere mantenere ritmo e tempi comici, oggi, infatti non sempre la comicità funziona senza cadere nel triviale o nel banale. Alcuni nuovi autori comici inseriscono scontati riferimenti all’attualità per strappare le risate immediate al pubblico e attirarlo a teatro, ma compito del teatro oltre che divertire deve anche fare riflettere lo spettatore. Il testo di Derek Benfield mi ha colpito perché rispetta tempi propri della comicità, grazie ai quali le situazioni funzionano, è un teatro un po’ alla Feydeau: da cinque porte i personaggi entrano ed escono velocemente, così da sorprendere lo spettatore e per gli attori mantenere sempre un buon ritmo comico è un’ottima “ginnastica di palcoscenico”» Ar. C.